Il presidio
Quattro funzionari assolti ma “condannati” a 44mila euro
Gli impiegati della ex Comunità Montana coinvolti nel caso “Demetra” devono pagare le spese legali «Siamo stati ritenuti innocenti, una parte è a carico dell’ente, ma la Regione ci ha lasciati soli»
AMIATA. La Corte dei Conti li ha assolti per ben due volte, eppure, dovranno sborsare 11.000 euro a testa per l’avvocato. Un paradosso che fa da conclusione a un vero e proprio caso giudiziario, che 4 anni or sono ebbe vasta eco in tutte le testate giornalistiche e televisive nazionali con il nome di “Demetra”. Un vero scossone per circa 70 dipendenti degli uffici agricoltura di Comunità Montane e province della Regione Toscana, a cui era stato recapitato un avviso di garanzia nel 2008, dalla procura regionale. Motivo del contendere i rimborsi dei premi di primo insediamento erogati su bando Regionale Toscano del giugno 2000. Fra i 70 dipendenti vi erano anche 4 impiegati della ex Comunità Montana Amiata grossetana: Carlo Morganti, Giorgio Pellegrini, Fabrizio Agnorelli e Simonetta Governi.
La storia la raccontano ancora con un’amarezza palpabile: «Sul bando della Regione facemmo l’istruttoria per il cosiddetto “premio giovani”, quelli, insomma che avevano titoli per poter usufruire del premio messo a disposizione dalla regione. (dai 20.000 ai 25000 euro a testa a chi voleva diventare imprenditore agricolo). Per essere sicuri della correttezza dell’istruttoria - racconta Carlo Morganti - feci pure più di un viaggio a Firenze e lavorammo con grandissimo scrupolo». Nel 2004, però, la Finanza di Arezzo aprì un’indagine a causa dell’interpretazione di una norma e piovvero a circa 70 dipendenti provinciali e comunità montane con delega all’agricoltura gli avvisi di garanzia. Senza addentrarsi nel perché delle motivazioni dell’indagine della procura, i 4 impiegati dell’ex comunità montana sottolineano che nel 2009, con sentenza numero 657, la Corte dei Conti sezione giurisdizionale per la Regione, ha assolto tutti i dipendenti imputati con formula piena.
«Ma la procura, evidentemente non soddisfatta - raccontano i funzionari amiatini - è ricorsa in appello. Questa seconda volta, addirittura, la Corte dei Conti oltre ad assolvere nuovamente tutti i dipendenti, ha indicato che per molti aspetti il ricorso era addirittura inammissibile. La Corte, poi, entrando nel merito (su richiesta degli imputati) delle spese legali, ha indicato che devono essere sostenute dall’amministrazione di appartenenza dei convenuti prosciolti». Ma c’è un però. Perché la Corte ha anche indicato un tetto di intervento a carico della amministrazione e siccome la parcella da pagare agli avvocati è più alta, i funzionari dichiarati del tutto innocenti si trovano a dover sborsare in più circa 44.000 euro, 11.000 euro a testa: «Un paradosso - commentano i funzionari - Mentre ringraziamo l’ex Comunità Montana che ha già contribuito per la sua parte, dobbiamo, invece, dire che la Regione che abbiamo puntualmente servito secondo le direttive del bando, ci ha del tutto abbandonato. Ma noi non vogliamo certo pagare per responsabilità che non sono nostre».
Fiora Bonelli
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