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La Tioxide costretta a chiudere un forno

La Tioxide costretta a chiudere un forno

Diminuisce la richiesta di biossido di titanio: stipendi invariati ma effetto domino sull’indotto

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SCARLINO. Come spesso succede in economia, la contrazione di una domanda porta ad un effetto domino su tutto un settore.

In questo caso parliamo di biossido di titanio, quello prodotto nella Tioxide di Scarlino, costretta a chiudere uno dei tre forni per la produzione di questo materiale, usato in diversi campi, dalla farmaceutica alle vernici.

E se per i dipendenti del colosso non ci sarà alcuna perdita salariale, il discorso è diverso per tutte le ditte appaltatrici, già alle prese con la cassa integrazione.

Per questo «l’amministrazione continuerà a monitorare la situazione» dice l’assessore alle attività produttive Guido Mario Destri.

Il primo tassello a cadere di questo domino è il sistema stesso. In tutto il mondo, infatti, si registra una contrazione della domanda per il biossido. «Questo comporta una contrazione (riduzione ndc) della produzione stessa» spiega Destri. E anche a Scarlino si è applicata la stessa soluzione degli stabilimenti in Francia e Spagna: spegnere un forno.

Il che significa ridurre di quasi un terzo la produzione. «Per fronteggiare questa situazione – continua l’assessore – si è cercato di trovare soluzioni con il minor impatto possibile sui dipendenti».

Si era parlato di circa 30 esuberi.

Le soluzioni di cui parla Destri si traducono in una diminuzione del monte ferie (una sorta di rotazione per smaltire gli arretrati), corsi di formazioni e ripiego dei lavoratori in altre mansioni.

Una decisione concordata con le rsu aziendali e la società stessa. Le buste paga, in questo modo, dovrebbero essere salve per un periodo più o meno lungo.

L’amministrazione scarlinese continuerà comunque a vigilare sulla sulla situazione, come dice Destri, anche perché questi interventi no basteranno a fermare l’effetto domino. L’altra pedina a cadere, infatti, sono le ditte collegate all’indotto.

«Loro sentiranno il contraccolpo» spiega l’assessore, assicurando l’impegno del Comune, visto che sono già in diversi sono alle prese con la cassa integrazione. Ma attenzione: qui la crisi economica c’entra relativamente. Si collega al biossido di titanio, non alla Tioxide. Il colosso americano infatti «non avrà nessuna modifica nel piano d’investimenti», dice Destri. Tant’è che ieri nella homepage della Provincia di Grosseto, è apparsa la richiesta da parte della società per il rilascio di Via e Aia riguardo al nuovo impianto di produzione di sali di ferro.

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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