Il Tirreno

Grosseto

Anche Scarlino critica il progetto dell’inceneritore

di Alfredo Faetti
Anche Scarlino critica il progetto dell’inceneritore

Il Comune ha presentato le osservazioni alla nuova Via Manca ancora il comitato per il No, oggi scadono i termini

3 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. I Comuni (Follonica e Scarlino) con i pareri dei tecnici, le associazioni in un’unica richiesta e privati cittadini con la richiesta per un’inchiesta pubblica, aspettando il Comitato del No all’inceneritore che si è riunito ieri sera per limare gli ultimi dettagli. Tutto consegnato agli uffici della Provincia. Scade oggi infatti il termine per presentare le osservazioni in relazione alle nuove autorizzazioni (Via ed Aia) richieste da Scarlino Energia. Un giorno cerchiato sul calendario con il pennarello rosso per gli addetti ai lavori, che non si sono fatti cogliere di sorpresa. Urbanistica, ambiente, quantità di materiale trattabile, Canale Solmine e così via, i punti presentati a Palazzo Aldobrandeschi non mancano. Il secondo atto dell’inceneritore di Scarlino parte sulla falsa riga del primo. Certo, manca ancora il parere del Consiglio di Stato per poter considerare chiusa la vicenda delle precedenti autorizzazioni (annullate dal Tar lo scorso novembre), ma ormai sembra delinearsi un secondo capitolo della saga. Tanti gli aspetti messi sotto la lente d’ingrandimento. Su tutti, spicca l’aumento dei materiali da trattare, che accomuna la documentazione dei vari soggetti già presentata (fatta eccezione del Comitato del No che dovrebbe provvedere stamani). Ad esempio, la delibera approvata ieri mattina dalla giunta scarlinese. Un atto (scelto appositamente per dargli maggior significato politico) che non solo racchiude le relazioni dei tecnici dell’ufficio Politiche Ambientali, Agricoltura e Foreste e Sviluppo del Territorio, ma contiene anche il parere non positivo che il governo comunale ha espresso nei confronti di quattro punti: l’aumento della quantità di combustibile, la nuova configurazione dell’impianto di depurazione che incrementerà la lavorazione di liquidi prodotti da terzi, l’aumento del transito di mezzi pesanti e infine gli scarichi nel Canale Solmine, che già presenta criticità (stando alla delibera). Un aspetto che collega Scarlino con l’altro Comune impegnato nella vicenda, Follonica. Dal golfo è arrivato il parere del tecnico di fiducia Paolo Rabitti, basato appunto sul Canale Solmine e l’inquinamento già presente. Altra tipologia di richiesta è quella presentata da un comitato di cittadini scarlinesi, forti di circa 150 firme raccolte. Loro alla Provincia chiedono l’attivazione di un’inchiesta pubblica, come quella del 2010. Una richiesta che in genere viene avanzata dagli enti pubblici, ma né Scarlino né Follonica hanno scelto questa strada. I punti di base dei cittadini sono gli stessi con cui Italia Nostra, Lav e il Coordinamento delle Associazioni e Comitati Ambientali provincia di Grosseto: il rischio idraulico, il vincolo idrogeologico e il rispetto della convenzione di Ramsar, che vincola il Palude di Scarlino come zona ambientale d’interesse mondiale. Manca ancora il Comitato del No per completare il quadro della documentazione circa le nuove autorizzazioni all’inceneritore. Ieri sera si è svolta l’ultima riunione ma non sembra che verrà presentata un’altra richiesta per l’inchiesta pubblica. Al contrario, verranno depositate delle osservazioni riguardo la tipologia e la quantità trattata dall’impianto, le emissioni e alcuni aspetti socio-economici legati al territorio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino