Il Tirreno

Grosseto

«Ho sentito gli spari e ho avuto paura» Il giovane parla al gip

di Francesca Gori
«Ho sentito gli spari e ho avuto paura» Il giovane parla al gip

Il cugino del ventiseienne morto resta in carcere Ha cercato di scendere dall’auto quando è stata fermata

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GROSSETO. «Ho sentito tutti quegli spari e ho avuto paura, sono scappato per questo». Maksin Deromemay, il ventunenne di origini albanesi che mercoledì sera è stato acciuffato in un canalone a Casal di Pari, dopo che suo cugino Hola Panajot era stato colpito da un colpo partito dalla pistola di un agente della squadra mobile, ieri mattina ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio.

Un’ora di colloquio davanti al pm Filippo Maffeo, al gip e all’avvocato del ragazzo, Vincenzo Cesare Martucci del foro di Firenze durante l’udienza di convalida che si è svolta al carcere di via Saffi.

Il ragazzo, quella sera era stato con il cugino a Firenze. Non avrebbe avuto problemi quindi a dire da dove stavano arrivando quando si sono imbattuti nel posto di blocco della squadra mobile, ma avrebbe negato, ieri, di sapere che quella trasferta era stata organizzata per acquistare quel carico di droga che era sistemata in auto dentro una valigia. Una ricostruzione, questa, che non ha convinto il giudice che ieri mattina ha convalidato l’arresto e disposto il carcere per il ragazzo.

Secondo il gip infatti, Deromemaj che è in Italia da poco, potrebbe tentare di tornare nel suo paese d’origine. Per evitare quindi il pericolo di fuga, resterà ancora all’istituto di via Saffi.

Il ventunenne ha raccontato al magistrato che della presenza di droga nella Golf lo ha saputo soltanto quando è stato fermato insieme al cugino al posto di blocco allestito a Casal di Pari. Panajot, una volta in coda, si sarebbe voltato verso il ragazzo e gli avrebbe detto che in auto c’era la marijuana.

Una ricostruzione, questa, che non ha convinto pienamente il giudice per le indagini preliminari. «Queste fasi sono particolarmente delicate - dice l’avvocato Martucci, che difende il ragazzo e che ieri ne aveva chiesto la scarcerazione - ma la versione di Deromemaj è credibile sotto tutti i punti di vista».

Il legale fiorentino ieri è arrivato a Grosseto ben prima che cominciasse l’udienza di convalida, per parlare con il suo assistito. Deromemaj era molto scosso: ha visto morire suo cugino e si è trovato in una situazione difficile da gestire.

Al pm e al gip avrebbe raccontato gli attimi concitati che hanno preceduto la sua fuga. Quando l’agente della questura si è avvicinato allo sportello destro della Golf per far scendere il ventunenne e tentare di sfilare le chiavi dal cruscotto dell’auto, Deromemaj avrebbe alzato le mani per uscire dalla Golf.

La reazione di suo cugino, che era al volante dell’auto, non se l’aspettava. Hola Panajot ha ingranato la marcia e ha tentato di investire gli agenti.

Una manovra spericolata che sarebbe potuta costare la vita agli uomini della questura che erano sulla strada. Una manovra che è costata però la vita al ventiseienne di origini albanesi che da tempo viveva a Grosseto con la sua compagna, incinta di cinque mesi.

Il ragazzo avrebbe raccontato al gip di aver sentito almeno dieci spari e di avere avuto paura. Di aver cercato di scappare soltanto per questo.

L’auto, sulla quale stavano tentando di fuggire ha imboccato lo svincolo contro mano ed è finita su quella della polizia che stava arrivando in direzione opposta.

Il ventunenne, a quel punto, ha visto suo cugino riverso sul volante della Golf. Ha creduto che fosse morto e ha avuto paura. In questo modo Deromemaj avrebbe giustificato al magistrato la sua fuga nel bosco.

Ora l’avvocato Martucci, che ieri aveva chiesto la scarcerazione per il ragazzo, tornerà a parlare con il gip Valeria Montesarchio.

Dopodiché farà appello al tribunale del riesame per chiedere la scarcerazione del ragazzo. Su di lui non pende l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, ma soltanto quella di detenzione di sostanze stupefacenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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