Il Tirreno

Grosseto

Il piano non piace più verso un ritorno ai circoli

di Lorenzo Santorelli
Il piano non piace più verso un ritorno ai circoli

In commissione critiche da una parte e dall’altra, si farà un documento per far sentire la voce del Municipio anche alla Provincia e alla Regione

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GROSSETO. L’approdo in cui la terza commissione attraccherà quasi sicuramente è la redazione di un documento congiunto, probabilmente un’interrogazione, da sottoporre a consiglio comunale, Provincia e Regione, per chiedere il ritorno ai circoli didattici. Ma la navigazione verso un piano di organizzazione della rete scolastica nel capoluogo veramente condiviso procede tutt’altro che a vele spiegate.

Ieri è stata la prima occasione in cui l’organismo consiliare si è riunito dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha sparigliato le carte del dimensionamento. Chiamata ad esprimersi dal ricorso presentato da alcune regioni, compresa la Toscana, che ritenevano di aver subito un’invasione di campo legislativa da parte del Governo, la Consulta ha silurato uno dei capisaldi della legge Gelmini. La cancellazione della soglia di 1000 alunni (500 in situazioni particolari) necessaria agli istituti comprensivi per ottenere l’autonomia, però, ha contestualmente ridato fiato a quanti auspicano un ripensamento complessivo degli accorpamenti. Un processo di verticalizzazione - l’aggregazione tra scuole dell’infanzia, primarie (elementari) e secondarie (medie) – che i detrattori ritengono esser stata fatto seguendo criteri ragionieristici, ed economici, piuttosto che didattici. L’opinione, almeno nelle stanze municipali, sembra essere condivisa. Sebbene gli istituti comprensivi – da un punto di vista concettuale - abbiano riscontrato il favore di quasi tutti i consiglieri, e dell’assessore alla pubblica istruzione Luca Ceccarelli (Idv), nessuno ha voluto rivendicarne la paternità davanti ai docenti presenti alla seduta. Il presidente Francesco Giorgi, con un ampio preludio di carattere giuridico, ha rilevato che «una legge illegittima è come se non fosse mai esistita. Non possiamo considerare valido quanto è stato fatto in base ad essa». Esponendo per primo il leitmotiv della verticalizzazione delle responsabilità, il capogruppo dei socialisti ha sconfessato il comportamento della Regione che «prima ha presentato il ricorso, poi, dopo che la Consulta le ha dato ragione, insiste nell’andare avanti con quei paletti contro i quali si era schierata». Chiamato in causa dal ruolo, l’assessore Ceccarelli ha motivato tutti i passaggi che hanno portato alla definizione «obtorto collo» del piano che nel capoluogo ha concepito sei istituti comprensivi – uno condiviso con Scansano – più un altro “costiero” a Castiglione con annessa la scuola di Marina. «Abbiamo agito frettolosamente per rispettare i dettami di una legge che non ho mai approvato. Il 30 novembre la Provincia mi ha comunicato l’inclusione di Scansano e Castiglione ed entro pochi giorni abbiamo dovuto presentare il piano. Resto convinto della bontà degli istituti comprensivi però, tenendo conto di un’edilizia scolastica vecchia di trent’anni, sarebbe meglio prenderci più tempo per realizzare il piano». Ceccarelli ammette di non avere «soluzioni in tasca» e spiega di non aver chiesto illo tempore la proroga «perché da Provincia e Regione ci era stato fatto capire che non ce l’avrebbero concessa». Una giustificazione che non gli ha risparmiato le critiche di tutta l’opposizione. Per Cristina Citerni (Sel) «la Regione avrebbe concesso la proroga. Oltretutto l’assessore Targetti aveva interpretato i 1000 alunni come media regionale, rendendo possibilità istituti da 1200 se ve ne fossero stati altri da 800. Solo Grosseto ha presentato un piano così rigido, seguendo logiche spartitorie tra i dirigenti e non ascoltando i consigli di circolo e d’istituto». Ancora più duro Pier Francesco Angelini (Pdl) che ha preso di mira tutto il centrosinistra. «Amministrate Regione, Provincia e Comune, è colpa vostra e dei vostri compagni di partito. Siete incapaci di governare». Giacomo Gori (5Stelle) invece ha sottolineato come nella delibera provinciale non si faccia riferimento alla norma costituzionalmente illegittima. «Non è una casualità, in questo modo la delibera non decade. Ritengo indegne sia la doppiezza della Regione sia le pressioni, confermate dall’assessore, da parte della Provincia». Tra le fila della maggioranza, Veronica Tancredi (Pd) ha fatto autocritica «su un processo che poteva essere maggiormente condiviso» mentre Stefano Rosini (Idv) ha caldeggiato la presentazione «di un’interrogazione regionale. Firenze, per coerenza, deve acconsentire ad una nuova programmazione a partire già dal prossimo anno. Se il provveditorato vuole, ci sono tre mesi di tempo per rifare gli organici». Quello che Andrea Ulmi (Lolini sindaco) definisce «un rimpallo di responsabilità» si conclude con l’unica sintesi possibile. Una nuova convocazione della commissione per venerdì prossimo, con il compito di redigere un documento unitario da far votare, eventualmente, anche dal consiglio comunale, e poi presentare in Provincia e Regione. Con la richiesta, approvata anche dalla giunta Bonifazi, di ritornare ai precedenti circoli didattici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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