Nove mesi dopo i rifiuti restano lì
Rogo in zona industriale, Marrini incalza sulla mancata rimozione delle macerie
FOLLONICA. I resti del rogo nella zona industriale sono ancora lì, dopo quasi un anno dall’incendio. Era il 6 settembre 2011 quando intorno alle 21 prese fuoco un deposito di pancali nell’area a est di Follonica, dove si trovano molte delle imprese locali.
In fiamme andarono non solo le strutture in legno ma anche il capannone dietro al piazzale. Il tetto di quel locale conteneva parti in eternit, il pericolo quindi era che tali residui inquinassero l’ambiente circostante. Una volta messe subito in sicurezza, quelle polveri vennero poi rimosse da un’azienda specializzata.
Fin qui niente da segnalare: il fatto però, contestato ora dal consigliere del Pdl Sandro Marrini, è che ancora oggi e nonostante un’ordinanza di sgombero emessa dal Comune di Follonica, siano ammucchiate ai lati della strada le altre ceneri rimaste.
La presenza di quei residui è stata segnalata più volte anche dai proprietari delle aziende vicine perché con il vento le polveri arrivano nei loro capannoni; e c’è il timore che in mezzo a quei resti si trovino ancora tracce del micidiale eternit.
«Anche in virtù di questo – dice Marrini – il sindaco diede 60 giorni di tempo all’azienda che aveva subito il danno per rimuovere il materiale rimasto, eliminando così sia i disagi legati all’ingombro degli stessi dalla strada, sia, cosa più importante, eventuali pericoli per la salute. Senza dimenticare che, anche se fossero solo ceneri di pancali andati a fuoco, è comunque un materiale nocivo, dal momento che non essendo coperto, è soggetto al trasporto dei venti».
I tempi scanditi dall’atto citato dal consigliere sono oggi scaduti eppure quei resti sono ancora lì. Per questo Marrini chiede a Eleonora Baldi di agire tempestivamente affinché siano finalmente rimossi.
«Visto che i tempi dell’ordinanza mi risultano scaduti, chiedo al sindaco di intervenire affinché venga ripristinata l’area e di recarsi personalmente sul posto per verificare le condizioni di insostenibile degrado in cui versa la stessa», conclude il consigliere. (p.v.)
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