Il Tirreno

Grosseto

Capalbio, la rivincita del superavvocato

di Pierluigi Sposato
Capalbio, la rivincita del superavvocato

Consiglio di Stato: per sanare gli abusi i proprietari di Decor dovranno versare 1,8 milioni al Comune. «Avevo ragione io»

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CAPALBIO. «Avevo ragione io…», dice - nemmeno tanto fra le righe - l’avvocato Nicola Tamburro. Il Consiglio di Stato ha dato ragione a lui e al servizio edilizia del Comune di Capalbio che, su suggerimento del legale, aveva annullato i provvedimenti, relativi agli abusi edilizi, che interessavano Decor srl, Donatella Maria Accetta e Flavia Sarti Padovan. Un caso relativo ai piani di miglioramento agricolo che aveva sollevato un vespaio di polemiche tra nuova amministrazione Bellumori e vecchia amministrazione Biagi sui compensi per il legale e sul buon esito dei casi; un vespaio nel quale era stato tirato dentro anche l'avvocato. «Ingiustamente», osserva Tamburro.

In arrivo 1,8 milioni. Perché adesso il Comune potrà recuperare una cifra ingente: «Qualora i privati ritengano di sanare l'abuso commesso - spiega l'avvocato - dovranno oggi corrispondere al Comune una sanzione amministrativa pari al valore commerciale dei volumi edificati e cioè quanto meno pari a 1,8 milioni, costituente il prezzo dichiarato negli atti pubblici. In difetto, il Comune potrà agire nei modi stabiliti dalla legge per conseguire la demolizione ovvero l'acquisizione al patrimonio pubblico per fini istituzionali».

Un passo indietro. Anzi due. L’oggetto del contendere - per Decor - è un compendio immobiliare formato da terreni, appartamenti, annessi e due capannoni: questi ultimi abbattuti, per ricavare residenze, prima che fosse definita la pratica di condono. Il Tar della Toscana aveva a suo tempo (era il luglio 2010) dato ragione al Comune di Capalbio, consigliato da Tamburro ad annullare in autotutela i permessi di costruire n.5786/2005, n. 5971/2005 e n. 6237/2006, rilasciati per la trasformazione urbanistica ed edilizia di un immobile abusivo (da uso agricolo ad uso abitativo) perché rilasciati in contrasto con la destinazione di zona “agricola” dell’area: gli interessati (Fegatilli che vendeva, Decor srl che acquistava) dovevano conoscere l'esistenza della domanda di condono e, dunque, aggiunge ancora il Comune, erano ben consapevoli della impossibilità di operare la demolizione prima di ogni decisione sull’istanza di condono.

Ricorsi respinti. Le tre parti interessate avevano presentato ricorso al Consiglio di Stato. E il massimo organo giudicante amministrativo presieduto da Gaetano Trotta ha adesso respinto tali ricorsi (sentenze 3.150, 3.151 e 3.154): «La Decor ha contribuito, dunque, all’errore dell’Amministrazione inducendola, sostanzialmente, ad adottare atti (i permessi di costruire n. n. 5780 e n. 5786 del 28 marzo 2005) poi rivelatisi palesemente illegittimi». E nessun ritardo sui tempi è contestabile.

«Transazione assurda». «I giudicati del Consiglio di Stato, inoltre - è ancora Tamburro a parlare - comprovano l’assurdità della proposta transattiva a suo tempo avanzata da detta società e dai privati, finalizzata a chiudere le vertenze mediante la semplice corresponsione dei modestissimi oneri concessori attinenti alla domanda di condono di un volume non più esistente, ed il pagamento delle spese legali nella misura di 5.000 euro; proposta che il sindaco Luigi Bellumori aveva ritenuto meritevole di considerazione, ma sulla quale il sottoscritto legale aveva espresso il suo fermo dissenso, assumendo personalmente la responsabilità del parere negativo, stante i danni gravissimi che si sarebbero determinati a carico della collettività. Le successive paventate preoccupazioni del sindaco, circa i gravi danni che i privati avrebbero potuto pretendere nei confronti dell'ente, oggi, dunque, trovano chiara smentita nelle sentenze del Consiglio di Stato».

«Nessun danno per l’ente». Nicola Tamburro rivendica la correttezza del proprio operato: «Questa è la più chiara risposta alla giustezza dell'operato del sottoscritto legale che, purtroppo, è stato più volte tacciato di aver danneggiato l’Ente pretendendo “ingiusti” compensi per tutta l’attività svolta a favore del Comune di Capalbio in oltre sei anni di costante attività di consulenza e assistenza, conseguendo sempre il pieno accoglimento giudiziale delle difese svolte nell'esclusivo interesse del Comune».

Le cifre in ballo. Quali le cifre dei compensi? All’epoca - era l’estate 2010 - la giunta aveva parlato di 540 mila euro, esaminando gli atti in occasione del rendiconto e del riconoscimento del debito fuori bilancio: «Falso - aveva replicato il legale - Il totale è di 73.099,32 euro di imponibile fiscale». E già all’epoca del giudizio favorevole del Tar, il Comune si doveva veder corrispondere 16.848 euro per spese dalle tre parti. Sempre nell’estate 2010, Lucia Biagi - difendendo l’oculatezza della scelta - aveva parlato di oltre un milione e mezzo di euro in arrivo all’esito del procedimento. Anche lei aveva sbagliato. Ma per difetto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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