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Infarto, il Misericordia all’avanguardia

Infarto, il Misericordia all’avanguardia

Sperimentata su seicento pazienti una terapia che abbatte le complicanze dopo l’angioplastica

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GROSSETO. Grosseto all’avanguardia nel trattamento dell’infarto del miocardio: al Misericordia, infatti, una terapia innovativa riduce i rischi successivi all’angioplastica.

Per questo risultato seicento pazienti sono stati “arruolati” e ci sono voluti cinque anni di ricerca: sono giunti, però, risultati significativi sulla riduzione delle complicanze dell’infarto del miocardio trattato con angioplastica coronarica e, conseguente, riduzione della mortalità per questa patologia.

Sono questi i numeri di uno studio condotto da un pool di medici della Cardiologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto, in collaborazione con l’Emodinamica, i cui risultati sono stati presentati nei giorni scorsi a Firenze, al congresso nazionale dell’Associazione medici cardiologi ospedalieri (Anco).

E proprio i numeri sono la chiave del successo di questo studio, condotto dal dottor Alberto Cresti, cardiologo e coordinatore del gruppo di lavoro, che porta l’ospedale Misericordia, e più in generale la sanità grossetana, all’attenzione della comunità scientifica nazionale, per la metodologia e il rigore con cui è stata condotta la ricerca, ma soprattutto per i risultati che ha prodotto.

I numeri, infatti, sono incoraggianti: riduzione del 50% del rischio di trombosi del ventricolo sinistro (che a sua volta può causare l’ictus), grazie all’angioplastica, associata ad una doppia terapia antiaggregante, nei pazienti colpiti da infarto acuto del miocardio.

Come spiega Cresti, infatti, «in letteratura questa temibile complicanza raggiunge una percentuale che oscilla tra il 5 e l’8 %. Nei seicento pazienti che abbiamo arruolato per lo studio, cui è stata somministrata una doppia terapia con antiaggregante, dopo essere stati trattati con angioplastica coronarica, la percentuale scende al 2%. Riducendo questa complicanza, si riducono di conseguenza anche altri rischi ad essa legati, come l’ictus. Per i pazienti colpiti da infarto, ciò si traduce in una maggiore percentuale di sopravvivenza e in un significativo abbattimento del rischio di patologie, i cui esiti possono essere fortemente invalidanti e ad alto impatto rispetto alla qualità della vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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