Italia
L’inferno nel paradiso Argentario in fiamme
Distrutti cinquanta ettari e una villa alle Cannelle, probabile l’origine colposa Paura per una squadra di vigili avvolta dal fuoco, intervenuti anche mezzi aerei
PORTO SANTO STEFANO. Inferno di fuoco ieri nel paradiso della costa maremmana. Un violentissimo incendio è divampato verso le 13.30 all’Argentario nelle valli degli Spini bianchi e dello Sguazzatoio, tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole che confluiscono verso la spiaggia delle Cannelle, uno degli scenari naturali più belli del Promontorio ma anche una zona impervia, raggiungibile solo attraverso una strada sterrata.
Il fuoco ha distrutto la villa di un cittadino tedesco, lambito altre due case di proprietà rispettivamente di un romano e di un argentarino, e mangiato ettari ed ettari di macchia mediterranea. Fortunatamente non c’è stata nessuna conseguenza per le persone – le case sono disabitate in questo periodo, frequentate soltanto il personale addetto alla cura dei giardini – ma per alcuni istanti ha minacciato seriamente i vigili del fuoco accorsi a spegnere le fiamme.
Le cause sono ancora da accertare, ma certo è che il forte vento ha gonfiato le fiamme fino a rendere il rogo di «dimensioni preoccupanti», come riconosce lo stesso comando dei vigili del fuoco di Grosseto, che ha schierato 23 uomini, affiancati da quattro colleghi del comando senese e tre di quello livornese, aiutati da squadre di volontari antincendio de La Racchetta, del Comune di Monte Argentario e da guardie forestali arrivate da Grosseto, Orbetello e Ansedonia.
I vigili hanno aggredito il fuoco su più fronti, da terra e dal cielo. Due elicotteri e un canadair della Regione Toscana hanno effettuato lanci d’acqua prelevata dal mare e di liquido ritardante e un elicottero Drago 57 del nucleo elicotteri di Ciampino ha sorvolato la zona sia per effettuare lanci d’acqua che per evacuare gli uomini, se fosse stato necessario, in caso di pericolo.
E il pericolo c’è stato. Le prime squadre di vigili del fuoco arrivate sul posto si sono trovate circondate da una gabbia di fuoco e hanno dovuto abbandonare temporaneamente un mezzo perché non riuscivano a individuare vie di fuga. Fortunatamente, spiegano dal comando di Grosseto, la squadra ha saputo gestire l’emergenza e ha creato delle barriere tagliafuoco. Dopo aver messo in sicurezza tre depositi di gpl a servizio di altrettante abitazioni, ha recuperato il mezzo e continuato il lavoro senza feriti.
Un’ambulanza è comunque arrivata a sirene spiegate per intervenire in caso di necessità. Non ce n’è stato bisogno ma mezzo e personale del 118 sono rimasti sul posto come punto medico avanzato e per somministrare ossigeno agli uomini che, per ore, hanno inalato il fumo dell’incendio.
Per ragioni di sicurezza, una parte della rete elettrica della zona è stata disattivata. Pali e cavi elettrici sono infatti molto pericolosi per i vigili in azione. Le forze dell’ordine hanno isolato per qualche tempo la zona con blocchi stradali attraverso i quali filtravano soltanto i mezzi antincendio. Ordine pubblico e circolazione stradale sono stati assicurati da carabinieri, polizia di Stato e vigili urbani, mentre il complesso residenziale Le Cannelle ha messo a disposizione l’acqua.
Verso le 17.30 l’incendio era ormai domato anche le operazioni di bonifica sono andate avanti per tutta la notte. La Regione ha stimato che siano andati in fumo cinquanta ettari di macchia.
Un incendio del genere all’Argentario non si ricordava dagli anni Ottanta, anche se, a detta dei testimoni, poteva andare peggio se Le Cannelle fossero state esposte a maestrale, perché il vento da nord ovest soffiava veramente forte. La località, fortunatamente, è esposta a sud e quindi protette dal maestrale dai rilievi montuosi che sorgono alle loro spalle.
Sul posto, il sindaco Arturo Cerulli e quasi tutti gli assessori, molti curiosi e i proprietari dei terreni e di qualche villetta, accorsi da Roma.
Le cause dell’incendio, come detto, sono ignote anche se tra le ipotesi si fa largo quella di un incendio colposo, ovvero il solito imprudente che vuole bruciare il materiale proveniente dalla pulizia del terreno e si fa portare via dal vento la scintilla che, cadendo nella vegetazione ormai secca, e complice il forte vento, dà origine al rogo.
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