Italia
Nuove regole sulle sagre «Il calcio chiude bottega»
I dirigenti di Orbetello, Albinia, San Donato e Fonteblanda vanno all’attacco «Noi viviamo di questo. Se è così, riconsegniamo le chiavi all’amministrazione»
ORBETELLO. Il regolamento delle sagre partorito dall’amministrazione comunale di Orbetello non è condiviso ed è stato partorito ascoltando soltanto una delle parti.
È sostanzialmente questo il concetto espresso dalle società sportive che hanno organizzato una conferenza stampa nella sede dell’Unione sportiva Albinia.
Con toni pacati, quasi soft, ma decisamente forti nei concetti espressi, le società di calcio dell’Albinia, del San Donato e del Fonteblanda hanno parlato una sola lingua. L’Orbetello non era presente fisicamente ma ha assicurato il pieno sostegno all'iniziativa che è stata illustrata dal presidente dell’Albinia Luca Vaselli, dal presidente del Fonteblanda Gerardo Melchionda, dal vicepresidente del San Donato Lino Negrini e dal dirigente del San Donato Claudio Amorevoli.
I rappresentanti delle tre società hanno esordito chiarendo che non è loro intenzione fare guerre, la loro non è una disputa contro il Comune e neanche contro i ristoratori, però hanno aggiunto: «Prima di stilare un regolamento comunale sulle sagre avrebbe dovuto esserci un incontro con tutte le componenti, invece a noi è stato illustrato il regolamento a cose fatte».
In realtà nello scorso mese di gennaio c’era stato un incontro con il vicesindaco di Orbetello Marcello Stoppa e con l’assessore Roberto Miralli. E però alla luce degli eventi quel dialogo ha assunto il sapore della beffa: «Ci avevano assicurato che se non fosse stato fatto un regolamento in ambito provinciale il Comune non sarebbe intervenuto», ricorda Luca Vaselli, che aggiunge: «Non solo non è stato così ma veniamo anche a sapere che il consorzio Welcome Maremma è d’accordo con l’amministrazione comunale per rivedere il regolamento».
Una constatazione che alle società calcistiche non piace e allora rilanciano: «Siamo d’accordo nell’introduzione di determinati criteri che riguardano la raccolta differenziata, l’uso di stoviglie biologiche, favorire i prodotti locali e concretizzare la scelta della filiera corta. Però ci chiediamo perché non si è voluto introdurre un parametro di scelta come potrebbe essere la valutazione del bilancio che le nostre società presentano ogni anno in Comune e dove si possono evincere gli alti costi fissi di gestione».
Le società interessate danno anche una risposta che assume quasi il sapore di una sfida: «Esiste un equivoco di fondo, c’è chi pensa che queste società siano private, in realtà noi siamo semplici volontari di un bene comune. Se la nostra gestione non piace siamo pronti a consegnare le chiavi all’amministrazione comunale. Il concetto del ruolo che svolgiamo viene troppo spesso travisato, esiste una mistificazione sul ruolo delle sagre».
Con orgoglio viene evidenziato che «le sagre fanno il vero turismo enogastronomico e rappresentano uno spaccato per vivere e apprezzare il territorio».
Quindi una constatazione politica: «Dispiace che un’amministrazione di centrosinistra non si dimostri sensibile a tematiche sociali». Viene anche fatto notare che l’articolo 41 sulle cosiddette liberalizzazioni semplifica lo svolgimento delle sagre ma non è loro intenzione impugnare il regolamento al Tar.
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