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Da 900mila euro scende a 6.250 Così la norma decide il dovuto
MANCIANO. Per capire come funziona la legge 38, eccola applicata al più famoso centro termale in provincia, Terme di Saturnia. L’articolo 22 stabilisce che il canone annuale per l’acqua termale è di...
MANCIANO. Per capire come funziona la legge 38, eccola applicata al più famoso centro termale in provincia, Terme di Saturnia.
L’articolo 22 stabilisce che il canone annuale per l’acqua termale è di 10 centesimi di euro per metro cubo. A Saturnia la potenza del giacimento raggiunge anche i 500 litri al secondo, ma la portata di sicurezza dello sfruttamento impone un limite a 280 litri al secondo e su questi si calcola il canone. Un metro cubo di acqua si raggiunge in 3 secondi e mezzo che, moltiplicati per 10 centesimi, danno un canone a 900mila euro all’anno.
Epperò, la stessa legge prevede dei tetti di pagamento. Tetti da casa delle bambole, a volerla dire tutta. Per portate entro 15 litri al secondo, infatti, il tetto massimo è 3mila euro; per quelle tra 15 e 50 litri al secondo è 7.500 euro e per quelle oltre i 50 litri al secondo (come per le Terme di Saturnia) è 12.500 euro. Questo permette alle Terme di godere di un primo abbattimento del canone, da 900mila a 12.500 euro annui. Ma non finisce qui.
Sempre la legge 38 prevede che per le strutture termali convenzionate con il sistema sanitario nazionale e regionale i tetti vengano dimezzati. Terme di Saturnia, che la convenzione ce l’ha, paga dunque 6.250 euro all’anno.
“Dura lex, sed lex”, si dirà, anche se il dettame per certi aspetti fa sorridere. Il vicino hotel Saturno Fonte Pura, primo e per ora unico concorrente delle Terme, eroga 19 litri al secondo. Rientra dunque nella fascia il cui tetto per il canone è fissato a 7.500 euro all’anno. E poiché non è convenzionato con il servizio sanitario, se li paga tutti e 7.500. Insomma, chi ha una sorgente da 280 litri al secondo paga 6.500 euro; chi ne ha una da 19 litri, paga 7.500. “Lex” davvero dura...
Per rastrellare qualcosa di più, i Comuni possono stabilire oneri accessori, fissati nelle convenzioni. Terme di Saturnia si è vista rinnovare la concessione poche settimane fa, per 25 anni e nella convenzione il Comune è riuscito a strappare un minimo di 140mila euro annui, aggiungendo al capitolo del canone anche altre voci: una maggiorazione sul canone di 0,025 euro per ogni metro cubo nella portata di concessione (220.752 euro annui ridotti a 110.376 sempre in virtù della convenzione Asl), un’altra di 0,016 per quelli eccedenti e la somma forfettaria di 30mila euro in aggiunta al canone. In più, il Comune incasserà 0,50 euro a ingresso.
Per il Comitato Beni Comuni di Manciano è ancora troppo poco e così la pensava l’ex sindaco Mecarozzi. Ma non il suo successore, Galli, neoeletto per il Pd. Che ammette che la tariffa è bassa ma guarda piuttosto ai posti di lavoro che le Terme creano. Ora che anche in Regione cominciano a pensarla diversamente, cosa succederà? ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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