Italia
Il pm fa ricorso in Cassazione contro le assoluzioni per la Rta
Caso Il Castiglione, la Procura chiede di procedere soltanto nei confronti di costruttore e progettista «Certo lo sviamento della destinazione del complesso», contestate le motivazioni di primo grado
GROSSETO. La Procura ha impugnato la sentenza di assoluzione della Rta Il Castiglione, il complesso immobiliare per il quale il sostituto procuratore Maria Navarro aveva ipotizzato l’esistenza di una lottizzazione abusiva. Il pm si è rivolta direttamente alla Cassazione, saltando il secondo grado di giudizio.
Ma l’impugnazione riguarda solo due degli otto imputati mandati assolti il 16 dicembre scorso: Luca Collini e Lorenzo Mugnai, proprietario, esecutore e firmatario della Dia il primo, progettista il secondo. Per loro la formula indicata dal giudice Michele Addimandi era stata “il fatto non sussiste”, mentre non avevano commesso il fatto Ivo Giusti (primo proprietario), Giorgio Savonarola (già direttore di Antonveneta), Rossana Chionsini, Gian Paolo Fornasiero, Chiara Marrata e Franco Fantoni tecnici comunali. Complesso dissequestrato. E quarantuno le parti civili, gli acquirenti degli appartamenti, che si erano dichiarate manifestamente deluse per l’esito del processo. E che adesso tornano a sperare.
La Procura vede contraddizioni nelle pagine delle motivazioni. Perché la dottoressa Navarro nota che il giudice di primo grado aveva riconosciuto il «ruolo assolutamente preponderante» di Collini e Mugnai rientendo però insufficiente la prova della loro colpevolezza. Perché, secondo l’accusa, i due imputati avevano fin dall’origine intenzione di realizzare non una Rta ma un condominio: ciò emergerebbe dai progetti e della relazione tecnica allegata alla Dia («scelte architettoniche in conflitto con i più elementari principi regolatori dell’attività alberghiera») dai preliminari che avrebbero sottratto «porzioni dell’immobile alla gestione unitaria e all’offerta al pubblico», dalla prenotazione alloggi (il costruttore avrebbe potuto scegliere il gestore non della Rta ma del condominio), dalle dichiarazioni degli acquirenti a proposito delle rassicurazioni ricevute per l’accatastamento, la destinazione residenziale e il mutuo prima casa, dalla possibilità di apportare modifiche negli appartamenti.
Secondo il pm è certo «lo sviamento della destinazione». E vi sarebbe contrasto tra le intenzioni di acquistare appartamenti con la possibilità di concedere quegli stessi immobili in locazione che il giudice di primo grado ritiene possibile. L’ipotesi accusatoria sarebbe poi confermata dal fatto che l’Agenzia del territorio aveva accatastato gli appartamenti in A (come residenza) e non in D (alberghiera). Incompatibile infine per il pm Navarro la disciplina delle Rta con la concessione di mutui prima casa, che presuppongono l’iscrizione di un’ipoteca: «in caso di inadempimento, la banca si dovrebbe rivalere sul singolo appartamento, così confermando il già avvenuto frazionamento negoziale».
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