Il presidio
«In queste elezioni sarà la politica la vera sconfitta»
Dino Seccarecci parla a pochi giorni dalla fine del mandato «Le liste civiche nascondono alleanze impossibili»
PITIGLIANO. Il comune è vuoto, c'è solo Dino Seccarecci; sulla scrivania tanti fogli; ha scritto a tutti il sindaco uscente. Ha scritto che saranno altri ad alzare le vele per questa regata elettorale, lui non sarà della partita, almeno direttamente. Non ha dimenticato nessuno Seccarecci: una lettera per gli assessori, i consiglieri, gli impiegati comunali, le autorità, i cittadini. E poi mostra altrettante lettere ricevute con attestati di stima. Il momento umano è comprensibile, tuttavia al di là delle apparenze non sembra un addio quello del delfino di Augusto Brozzi, ma piuttosto un arrivederci.
Dopo più di 30 anni è fuori dal ring.. o quasi. «In questo momento provo un po' di nostalgia per questo lavoro che mi ha visto impegnato tanti anni per migliorare Pitigliano e la vita dei miei concittadini; però sono sereno perché avevo maturato la decisione di fare un “pit stop” anche a seguito delle vicende familiari che ho vissuto: se le elezioni fossero state fra un anno mi sarei riproposto».
Conviene che con queste votazioni si volta comunque pagina? «Vero, si volta una pagina intera nella storia di Pitigliano, perché è evidente una crisi della politica che ha determinato una situazione incontrollabile. Persone che per anni sono stati il punto di riferimento politico locale saranno spazzati via».
Come lo spiega? «Hanno ragionato in termini personalistici, dimostrando scarsa dimestichezza con la politica. Io sono stato accusato di non aver tenuto unito il quadro politico, non tenendo conto che era impossibile viste certe alleanze che vanno dal centro sinistra alla destra estrema: con questi presupposti non potevo farcela».
Non sono liste civiche? «Queste liste servono soltanto a camuffare alleanze trasversali. È una sconfitta per la politica e favorisce la crescita di altri movimenti».
Potrebbe essere anche positivo. «Solo se si rispettasse chi ha lavorato nel passato; io auspico l'ingresso dei giovani in politica, ma con gradualità».
Ma voi cosa avete fatto? «Sono entrato in politica a 26 anni, poi ho dato fiducia al giovanissimo Emilio Celata dandogli incarichi importanti».
Dalla sua amministrazione escono ben tre candidature a sindaco... «Lo spiego con i personalismi, con il fatto che non appartengo ad un'area elettorale politicamente fortissima, e che non avendo i partiti maggiori nessun punto di riferimento, si è creato un “tana libera tutti”. Il mio lavoro si è sempre basato sulla trasparenza e sulla partecipazione: tutti erano al corrente di tutto. Mi spiace constatare come alcuni collaboratori ora lo disconoscano: niente di più falso! Potevano dimettersi se non si riconoscevano nel metodo: troppo comodo, a fine mandato, dire che non andava bene niente e che sulle cose non fatte non c'è la loro responsabilità. Potrei evidenziare che non c'è traccia dei loro lavori nemmeno in molte delle cose fatte».
Perché appoggia Camilli? «Riconosco nel suo programma e nella sua lista tracce di continuità con il mio credo amministrativo. E poi Camilli ha avuto un costante dialogo con me per l'elaborazione del programma elettorale. Altri candidati non solo non mi hanno mai chiesto nulla, ma sono andati a chiedere informazioni a persone dei comuni limitrofi».
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