«Meno politica, più merito per Parco e Fondazione»
Il consigliere regionale Pd Lucia Matergi plaude alla candidatura delle coop «Si guardi ai curricola, non alle poltrone, e ci si chieda quale cultura è sostenibile»
GROSSETO. Gioca di sponda con le richieste delle cooperative per un maggior coinvolgimento nella “cosa pubblica”, ma prova ad arginare il profluvio di nomi, con relative fazioni, per il rinnovo dei vertici di Parco della Maremma e Fondazione Grosseto Cultura.
Da Lucia Matergi, consigliere regionale del Pd e componente della commissione Sanità e politiche sociali, arriva un endorsement alla candidatura di Lega Coop, Confcooperative e Agc al consiglio direttivo del Parco della Maremma (5 membri espressi da Provincia e tre Comuni “azionisti”, Grosseto, Orbetello e Magliano, altri 5 invece sono “tecnici” ed accademici con il placet finale della Regione).
«I tre soggetti che hanno avanzato la proposta sono tutti validi. Viviamo in una fase caratterizzata da una penuria di risorse ma anche di idee che può essere sopperita anche grazie alle cooperative. I valori da loro rappresentati, come il concetto di auto e mutuo aiuto, vanno recuperati. Purtroppo il dibattito sul futuro di alcune istituzioni è orientato più alla definizione dei nomi che delle idee e dei progetti».
È inevitabile però, a proposito di Parco della Maremma, non parlare di Giampiero Sammuri, che lascia la presidenza dopo 12 anni.
«Sammuri è un ottimo professionista, il parco è indubbiamente bello e ben tenuto. Però negli ultimi sei anni ha dimezzato i visitatori. Perché invece del toto nomine che sta andando avanti da molto tempo, nessuno parla della perdita di attrattiva e delle idee per il rilancio?»
Ce lo dica lei.
«Io sono una donna di sinistra e credo nella politica. Ma rimango basita nel vedere come il profilo culturale dei papabili successori sia messo in secondo piano e nessuno chieda loro che progetti abbiano».
Il segretario comunale del suo partito, Roberto Panfi, dichiarò che per le nomine nei consigli di amministrazione «i curricula non bastano».
«Per me è importante che un candidato condivida la mia stessa “idea di mondo”, ma non è necessario che abbia la tessera di partito. Piuttosto deve essere in possesso delle competenze specifiche».
Lucia Venturi o Angelo Gentili, iscritti a Legambiente ma non al Pd, corrispondono a questa descrizione?
«Non faccio nomi e non avanzo certo dei suggerimenti».
Il tourbillon delle nomine sta investendo anche la Fondazione Grosseto Cultura, da lei voluta nel 2008 quando era assessore comunale.
«La Fondazione nacque per risolvere una questione concreta, l’inquadramento dell’istituto musicale Giannetti. Successivamente avremmo potuto chiuderla, invece abbiamo deciso di mantenerla e secondo me, a conti fatti, ha portato avanti un buon lavoro. Il museo di storia naturale è oggi una realtà culturale cittadina di spessore, il Cedav ha attuato un’ottima politica di selezione delle arti visive».
Però alla presidente uscente, Giampaola Pachetti, è stato rinfacciato il mancato reperimento di sponsor che contribuissero, con il Comune, alla tenuta economica.
«Grosseto è una città estremamente “parsimoniosa”, non esistono mecenati né privati che vogliano investire nella cultura. L’isolamento di Luzzetti, del quale non possiamo permetterci di ignorare il patrimonio artistico, ci dà il quadro della mediocrità dell’offerta finanziaria locale. Forse si poteva fare qualcosa in più per agganciare qualche progetto europeo e ottenere fondi comunitari. Ma per queste cose esistono professionalità specifiche che probabilmente nella Fondazione mancavano».
Pachetti però, prima di accommiatarsi, sembrava aver puntato il dito più sul pubblico che sul privato. Il contributo del Comune negli anni è sceso da 600mila a 450mila euro e un ulteriore taglio di 150mila euro è alle porte. Inoltre nelle stanze del municipio sono in molti a ritenere superflua la Fondazione.
«Devo dire che in queste ultime settimane si è creato un brutto clima, frutto di incomprensioni. La cultura necessita di processi lenti mentre le amministrazioni spesso hanno una certa fretta. Qualcuno ritiene che la Fondazione non funzioni? Ne prendo atto, sicuramente ci saranno fenomeni capaci di risolvere tutto in poco tempo».
Tra questi “fenomeni”, Loriano Valentini potrebbe essere il nome giusto?
«È una persona intellettualmente onesta, ma non mi sembra che abbia mai esercitato ruoli in tal senso. In ogni caso mi piacerebbe che invece di parlare di poltrone si rispondesse alla domanda: quale cultura è oggi sostenibile a Grosseto?»
«Non è un interrogativo solo in termini di risorse – conclude la Matergi – , ma legato anche alla fisionomia della città e agli stimoli che vogliamo dare ai suoi abitanti».
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