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«No alla vendita di Alberese»
La Cgil sull’azienda regionale: con il commissario si sta risollevando
Un deciso “no” alla cessione dell’Azienda regionale di Alberese arriva anche dalla Cgil, con Antonella Biondi e Paola Pancellini. Le due sindacaliste non usano giri di parole: con l’arrivo del commissario (Valter Nunziatini, ndr) l’azienda si sta risollevando e, pian piano, rientra anche il pesante buco in bilancio.
«L'immagine dell'Azienda Regionale di Alberese e dei lavoratori corre il rischio di essere percepita come una falla nella gestione delle economie della Regione Toscana. Questo non corrisponde a una realtà che è in movimento e che va misurata rispetto ai risultati di bilancio, ma anche rispetto alla contingenza del settore agricolo, agli obbiettivi e alle condizioni per attuare i programmi e raggiungere possibilmente gli obbiettivi prefissati».
«Da una parte la nuova gestione commissariale sta producendo risultati apprezzabili sulle performances economiche dell'azienda, sulla base di programmi e proiezioni che l'azienda ha condiviso con le organizzazioni sindacali, dall'altra ci saremmo aspettati dalla Regione e dalle istituzioni locali un’attenzione più fattiva rispetto alla gestione dell'azienda. Questi programmi di gestione aziendale, negli anni, sono già costati sacrifici dal punto di vista occupazionale, con una riduzione notevole del numero degli addetti avventizi, con la non sostituzione degli operai pensionati e con il rischio di riduzione di ore lavorative annue per i dipendenti rimasti».
«I lavoratori e le organizzazioni sindacali sono disponibili ad impegnarsi per continuare e consolidare il programma di risanamento ma questo non vuoi dire disponibilità nei confronti di progetti di terzializzazione di pezzi dell'azienda, che ne ridurrebbero la capacità economica-produttiva, e potrebbero corrispondere ad una ulteriore precarizzazione della forza lavoro. Non è sfogliando l'azienda come un carciofo che si può rendere maggiormente capace di produrre reddito, perché alcune attività di questa azienda hanno un’importante funzione di salvaguardia territoriale, ambientale, delle tipicità zootecniche ed anche di tradizioni proprie di questo territorio che certamente non sono economicamente produttive, ma sono patrimonio socio-culturale della collettività».
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