Il presidio
Cade dal tetto e muore sul colpo condannato il titolare della ditta
L’uomo, 71 anni, era precipitato da un’altezza di sei metri dopo aver sfondato un lucernario Assolta la moglie: era stata rinviata a giudizio come legale rappresentante della società
GROSSETO. Prima i pezzi dell’ondulina, poi quel corpo che non riesce a sfidare la legge di gravità. E un tonfo sordo. A terra resta Cesarino Donadelli, 71 anni, morto quasi quattro anni fa dopo essere precipitato dal tetto di una carrozzeria di via Ambra, dove stava facendo alcuni lavori. Niente urla. Solo il rumore di un corpo che sbatte prima sul retro di un'auto e poi a terra. I dipendenti della carrozzeria Guerrini lo hanno raccontato al giudice Tiziana Pasquali, al pm Stefano Pizza e agli avvocati. Quando i soccorsi sono arrivati, Cesarino era già morto. Era caduto da un’altezza di sei metri, dopo aver inciampato su un gancio del tetto e dopo aver sfondato una lastra di plexiglass che non poteva aver visto. Nessuno gliel’aveva segnalata ed era completamente coperta di guano di piccioni. Davanti al giudice, nel processo celebrato con il rito abbreviato, sono finiti due imputati: Edoardo Guerrini, 75 anni, titolare della carrozzeria (difeso dall’avvocato Francesco Amerini) e Lucia Tirabassi, 62 anni, moglie e socia dell’imbianchino morto mentre stava facendo un sopralluogo. L’unica “colpa” della donna, era stata quella di avere l’azienda di famiglia cointestata. Di aver messo la sua firma su quei contratti, di figurare come legale rappresentante della Muralcasa, l’azienda di famiglia. Di fatto però, lo scrive anche il giudice, la signora Tirabassi non aveva alcuna responsabilità nell’incidente che le ha portato via per sempre suo marito. Lo ha strappato al suo affetto e a quello delle sue figlie Sara e Fiorella. La donna, rappresentata come parte civile insieme alle figlie dagli avvocati Francesco Giorgi e Carlo Valle e difesa da Luciano Giorgi è stata assolta. Alla famiglia di Cesarino è stata riconosciuta anche una provvisionale di cinquantamila euro, come acconto per la richiesta danni che sarà formulata ora davanti al giudice civile. Edoardo Guerrini invece è stato condannato per omicidio colposo a un anno di reclusione con la condizionale e al pagamento delle spese processuali, calcolate in dodicimila euro.
Si è concluso così il processo per l’ennesima morte sul lavoro a Grosseto. Nel 2008, quella di Donadelli era stata la quarta. Secondo il giudice, infatti, Guerrini avrebbe dovuto avvertire l’artigiano della presenza di quelle lastre di plexiglass che non ce l’avrebbero fatta a sostenere il peso di un uomo. Il settantenne doveva verificare le infiltrazioni d'acqua sul tetto della carrozzeria Guerrini: due lastre di eternit e quattro lucernari di un metro per uno e mezzo. Un lavoretto da sbrigare in una mezz’ora per poi risalire sul camioncino e tornare a casa da sua moglie Lucia, in via della Galena. Nei giorni precedenti all’incidente, per la stessa ditta, l'artigiano aveva già pitturato una grondaia e messo a posto alcuni scalini. La mattina del 9 ottobre 2008, intorno alle 9, Donadelli è salito dalle scale interne del capannone. Sono passati dieci minuti poi il tetto si è aperto. Il soffitto non ha retto il peso del settantunenne. Il corpo dell'artigiano è volato giù per sei metri. Cesarino Donadelli è morto su colpo. Ci hanno provato i medici del 118, chiamati dai dipendenti, a rianimarlo. Non c’è stato niente da fare. E Lucia, la moglie di Cesarino, ha dovuto far fronte non soltanto alla disperazione per la perdita del padre delle sue figlie. Ha dovuto anche sostenere un processo, indagata anche lei per concorso in omicidio colposo. Un concorso, però, che era soltanto sulla carta. Per quella firma messa per la costituzione della società che Cesarino portava avanti da solo. E che le è pesata, poi, nei mesi successivi alla morte dell’uomo, come un macigno. Come quel peso che conosce soltanto chi fa il conto con il senso di colpa per la morte di una persona amata.
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