Il Tirreno

Grosseto

Il padre non va all’udienza un’altra fumata nera per Jasmin

di Lorenzo Santorelli

La sorte della piccola contesa è ancora appesa a un filo, il genitore tedesco aveva un’indisposizione Scontro tra avvocati: «Non ha presentato certificati». «La madre fa terrorismo psicologico»

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GROSSETO. Sarebbe potuta essere un’udienza determinante per le sorti di Jasmin quella svoltasi al Tribunale dei Minori di Firenze, ieri mattina, dove erano stati invitati a comparire entrambi i genitori. Ma l’assenza del padre per motivi di salute e la contemporanea costituzione del suo nuovo legale domiciliatario in Italia, l’avvocato Andrea Parolini di Verona, hanno fatto slittare un’altra volta i tempi di un responso definitivo.

Così per conoscere il destino della bambina di 9 anni contesa tra la madre italiana, Parisa Arefi Doost, residente a Roccastrada dov’è nata anche la figlia, ed il padre tedesco, Rainer Paeplow, occorrerà attendere almeno altri due mesi. È durata circa un’ora l’audizione durante la quale il giudice delegato, Maria Serena Favili, ha ascoltato prima la madre insieme al suo avvocato e poi anche il difensore del padre.

«Parisa ha ricapitolato i passaggi salienti della vicenda – racconta Laura Cossar, legale della donna – evidenziando la volontà della bambina di non abbandonare Roccastrada. A tal proposito abbiamo mostrato la relazione della scuola elementare che conferma quanto dichiarato». Inoltre il provvedimento di rimpatrio di Jasmin in Germania, al momento sospeso, è stato impugnato con il ricorso in Cassazione. Per quanto riguarda invece l’affidamento di Jasmin, l’avvocato del foro di Milano puntualizza un aspetto cruciale. «Il legale tedesco sostiene che il tribunale italiano non sia competente perché per la litispendenza (la presentazione della stessa richiesta in due processi differenti ndc) è stata la Germania, su input del padre, la prima ad occuparsene».

Ma la pretura di Kempten attribuì a Paeplow solo il «diritto a determinare la residenza, che è cosa ben diversa dall’affidamento». Dal canto suo l’avvocato Parolini, dopo aver accettato ufficialmente l’incarico, ha presentato la memoria difensiva. A quel punto Cossar ha ottenuto dal giudice un primo rinvio di 30 giorni per stilare una contro memoria alla luce degli elementi nuovi. Successivamente la richiesta è stata avanzata anche dal legale veronese al quale è stato concesso lo stesso lasso di tempo per produrre una documentazione ulteriore. Di fatto, perlomeno per altri due mesi, Jasmin rimarrà sicuramente nel nostro paese. Sulla mancata comparizione di Paeplow si è consumato l’ennesimo scontro tra le parti. Se Cossar ha sottolineato come «nonostante la richiesta del tribunale, non sia stato presentato alcun certificato medico per legittimare l’impedimento di salute», l’avvocato Bernd Oostenryck da Monaco di Baviera spiega che l’assenza è stata causata da «un attacco improvviso di gastroenterite». A Parisa che accusa l’ex marito di «non telefonare più e, quando è venuto in Italia per parlare con gli assistenti sociali, non ha voluto nemmeno vedere Jasmin», l’avvocato tedesco replica duramente. «Confidando nella buona fede, diciamo che il telefono di casa ed il cellulare sono sempre irraggiungibili. La madre sta attuando un terrorismo psicologico sulla figlia ed esporla all’attenzione dei media è stato come prostituirla».

«Se Jasmin verrà affidata al mio cliente – aggiunge – la donna potrà venire quando vuole perché non esiste alcun ordine di arresto. L’importante è che la bambina non resti a Roccastrada dove porterebbe a vita il marchio di questa situazione». Il 12 giugno al Tribunale di Grosseto è prevista l’udienza per la separazione dei genitori. Se però il giudice Addimandi, che ha già trasmesso gli atti a Firenze, dovesse pronunciarsi anche in merito all’affidamento della bambina, sulla vicenda potrebbe essere posta la parola fine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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