«L’Imu non sulle prime case ma su quelle lasciate sfitte»
STEFANO. Il movimento per il Rinnovamento dell’Argentario, torna sull’ Imu e invia un comunicato a firma di Riccardo Alocci, Ottorino Fanciulli e Massimo Schiano con il quale vuole puntualizzare la...
STEFANO. Il movimento per il Rinnovamento dell’Argentario, torna sull’ Imu e invia un comunicato a firma di Riccardo Alocci, Ottorino Fanciulli e Massimo Schiano con il quale vuole puntualizzare la sua posizione in merito all’imposta che sostituisce l’Ici. Scrivono i tre: «Mentre a Monte Argentario il dibattito politico verte tutto sull’argomento “Aiuole sì aiuole no”, nel resto della nazione si parla con molta insistenza della nuova imposta, che a giugno di quest'anno tutti i proprietari di immobili dovranno iniziare a pagare sotto forma di anticipo, aspettando poi dicembre per l'eventuale saldo con cui i Comuni potranno decidere le aliquote per incassare la loro parte di imposta».
Prosegue la nota: «Già precedentemente avevamo chiesto all’amministrazione comunale di non usare la mano pesante sui proprietari di prime case, e di indirizzare il prelievo fiscale sulle seconde case, che invece sono un bene di lusso. Vero però che entrando nel merito del provvedimento, possiamo fare altre valutazioni ed approfondire la nostra proposta, per evitare che il peso dell'imposta non esca dalla porta principale per poi rientrare in maniera subdola dalla finestra, andando ad intaccare i risparmi delle tante famiglie italiane che vivono in affitto». Secondo il “movimento” c’è il timore che al rinnovo del contratto di locazione i proprietari possano far rientrare l'Imu nel canone di affitto da far pagare agli inquilini, rendendo così vano ogni tentativo di manovra dei comuni a favore delle fasce meno abbienti. Osservano i firmatari del documento: «Aumentando però l'aliquota sulle seconde case sfitte si eviterebbe questo scenario e si stimolerebbero i proprietari degli immobili vuoti ( a Monte Argentario si parla di qualche migliaio di unità ) ad immetterli nel mercato degli affitti. Così facendo è facile prevedere un ampliamento dell'offerta di case ed un conseguente aumento della concorrenza, che in genere provoca un ribasso dei canoni». (r.w.)
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