La madre lo rifiuta, lo “cresce” il reparto
Bimbo cinese nasce prematuro e malato: i suoi genitori, adesso, sono medici e infermieri della pediatria del Misericordia
GROSSETO. Una famiglia allargata composta da infermieri e medici dell’ospedale Misericordia da mesi si sta prendendo cura di Mario, un bambino nato prematuro che i genitori non hanno voluto o potuto tenere con loro.
Mario è un fagotto di dieci mesi dai tratti somatici orientali che, pochi giorni prima di Natale, è stato trasferito dal Mayer di Firenze al nosocomio grossetano.
«Non sappiamo se la madre cinese abbia scelto il parto anonimo o se sia stato abbandonato – racconta la dottoressa Rita Bini, responsabile del reparto di pediatria del Misericordia – quando è arrivato da noi aveva già sei mesi. A causa della nascita anticipata soffre di encefalopatia e aveva problemi respiratori, ma da quando è qui sta migliorando progressivamente. Abbiamo smesso di somministrargli tante medicine e non necessita del supporto di alcun macchinario. Ovviamente per un bambino nelle sue condizioni la priorità era la sopravvivenza, però giorno dopo giorno sta acquisendo gradualmente le facoltà dei coetanei».
Così Mario ha iniziato a fare le cose che sembrano normali per un bambino di dieci mesi, ma che «per lui sono conquiste. Ora mangia da solo, osserva i giochi, ascolta i rumori e si mette persino le mani in bocca che, mi creda, non è una sciocchezza. Per noi è una soddisfazione quotidiana vedere come cominci ad avere una vita il più normale possibile».
Medici ed infermieri che durante l'orario lavorativo lo sottopongono a ossigenoterapia, fisioterapia e sostegno, alla fine del turno continuano a dedicare il loro tempo a Mario perché l'aspetto relazionale è fondamentale quasi quanto quello clinico.
«Lo portiamo in giro per metterlo in contatto con altre persone e bambini. Al momento il nostro reparto è la sua casa, ma noi non saremo mai i genitori. È importante distinguere gli aspetti professionali da quelli affettivi – sottolinea la dottoressa – però gli stiamo offrendo tutto il possibile e forse anche qualcosa in più. Diciamo che ci sentiamo un po' come degli zii».
Da un punto di vista legale Mario è adottabile e, grazie alla velocità con la quale sta percorrendo le tappe, a breve potrebbe lasciare l’ospedale. «Ci sono ancora alcuni controlli da fare però tra un mesetto potrebbe già essere affidato a una famiglia».
La dottoressa Bini ci tiene a sottolineare di essere «consapevole del clamore che susciterà la vicenda, tuttavia non spetta a noi seguire le pratiche per l’adozione. Nonostante siamo molto motivati affinché riesca a trovare una famiglia che lo accolga, c’è un iter preciso già avviato dal tribunale e saranno i giudici a decidere a quale coppia affidarlo».
Gli aspiranti genitori non dovrebbero mancare perché «quando nasce un bambino nessuno sa se sarà bello, brutto, perfetto o con qualche problema. Ci sono molte persone che preferiscono adottare bambini con disfunzioni a volte per il semplice motivo di volersi impegnare di più nella loro crescita».
Oltretutto come sarà Mario da adulto al momento non è neanche pronosticabile. «Mesi fa non avrei mai pensato che sarebbe arrivato a questo punto. Per fortuna il cervello e lo sviluppo fisico dei bambini seguono leggi autonome. Sicuramente potrà avere delle buone relazioni ma per fare previsioni è ancora presto».
Se una storia del genere fosse la trama di un libro, il finale magari un po’ scontato vedrebbe il piccolo Mario affidato ad uno degli angeli custodi in camice bianco che lo hanno accudito fino ad oggi. «Io personalmente non potrei adottarlo perché non sono neppure sposata – premette la dottoressa per poi chiosare con una confessione – però quando andrà via sicuramente ci dispiacerà. Quando stai a contatto per tanto tempo con queste creature è un po' come se diventassero anche figli tuoi».
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