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Non era lottizzazione abusiva Appelli accolti, pene ridotte
FIRENZE. Chi aveva presentato appello aveva ragione. Quella di Sant’Antonio era una «ristrutturazione edilizia mediante sostituzione della preesistente stalla con dodici villette, in mancanza di...
FIRENZE. Chi aveva presentato appello aveva ragione. Quella di Sant’Antonio era una «ristrutturazione edilizia mediante sostituzione della preesistente stalla con dodici villette, in mancanza di permesso di costruire e non invece come riportato in imputazione e sostenuto da Tribunale di lottizzazione abusiva cosidetta materiale».Queste parole, contenute nella sentenza della terza sezione penale della Corte di appello, fanno da preludio all’annullamento della confisca delle villette di Sant’Antonio. Il Tribunale era partito dal presupposto che si trattasse di un terreno agricolo, perché ritenuto inserito erroneamente nella classificazione. Ma i giudici di secondo grado rilevano che «ammesso che ci fosse stato un errore nell’inserimento del terreno de quo nelle aree urbane, ciò non può comportare alcuna conseguenza negativa per il privato che, fidandosi del regolamento urbanistico del Comune che così qualifica l’area, intraprende un’attività edificatoria sullo stesso». Per essere più chiari, nessuna conseguenze può cadere sul privato e la sola mancanza del permesso a costruire «non può determinare sotto il profilo tecnico una lottizzazione abusiva».
La Corte di appello rileva però che alla pratica manca la doppia conformità e dunque il permesso in sanatoria non può ritenersi legittimo. Perché la sanatoria non estingue il reato, dato che quel provvedimento era subordinato «all’esecuzione di una serie di lavori strutturali che solo all’esito della loro esecuzione lo rendevano conforme alla normativa urbanistica vigente». Impossibile estinguere il reato a Concu: dunque 2 mesi e 20 giorni. Quattro invece per Roberto Serafini, «protagonista assoluto», direttore dei lavori effettivo nonostante fosse anche impiegato comunale, con precedenti e «senza fattiva resipiscenza». Assoluzione con formula dubitativa, invece, per Stefano Rum, che dei lavori era direttore solo apparente, e per Lorenzo Racioppi, «condannato per un reato (abuso d’ufficio) diverso da quello per cui oggi si procede». Estranea anche Raffaella Taglialatela, solo prestanome del marito Concu.(p.s.)
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