I papà perdono il lavoro Due famiglie in strada
Correvano in parallelo i destini di due famiglie turche prima di convergere in un drammatico epilogo comune, lo sfratto, e un’identica richiesta: un tetto sotto il quale dormire.
GROSSETO. Correvano in parallelo i destini di due famiglie turche prima di convergere in un drammatico epilogo comune, lo sfratto, e un’identica richiesta: un tetto sotto il quale dormire.
Due giovani coppie di Adalia si sono ritrovati ieri in mezzo a una strada, a Grosseto, con i loro bambini. Tra le mani portavano valige, borsoni e buste ma senza avere una meta.
Nursel e Suleyman Ersoy hanno 23 anni e una figlia, Elif, nata a dicembre del 2010. Lei è in Italia da quando aveva due anni, lui l’ha raggiunta nel 2008 per sposarla. «Ci siamo conosciuti quando andavo in vacanza in Turchia - racconta Nursel - e non volevamo più stare lontani». Per sbarcare il lunario Suleyman inizia a lavorare prima nell’agricoltura poi nell’edilizia. Spesso sono impieghi in nero che non consentono di maturare i requisiti per il sussidio di disoccupazione.
Vanno a vivere in un bilocale in via Piave ma quando nasce la figlia non riescono più a far quadrare i conti. «Guadagnavo sui mille euro - dice l’uomo - e 560 se ne andavano per l’affitto. Abbiamo sempre pagato finché è nata la bimba. Abbiamo chiesto alla proprietaria di venirci incontro ma lei, nonostante abbia tante case, è sempre stata sorda».
I coniugi hanno maturato un debito di 8.250 euro e venerdì mattina, dopo una lunga causa, sono stati buttati fuori di casa con tanto di cambio della serratura. Se non bastasse, a fine marzo Suleyman ha perso il lavoro. «Il mio titolare è stato costretto a mandarmi via ma ci ha dato più di una mano e non posso che essergliene grato».
Esma Esin e Ozgur Yldiran hanno invece 24 e 31 anni mentre la figlia, Asya, ne ha 3. Esma Esin vive in Italia dalla nascita, ha l’accento maremmano e dopo aver finito l’istituto turistico ha trovato lavoro per pochi mesi. «Facevo la cameriera a La Principina ma quando sono rimasta incinta non mi hanno rinnovato il contratto». Ozgur invece alterna lavori stagionali in campagna a quello di trasportatore. «Mi aveva assunto la Giannetti che però, dopo essere andata in crisi, deve ancora darmi 3mila euro tra liquidazione e ferie non pagate».
Oggi lavora per un’altra ditta ma l’affitto di 500 euro per una casa a Verde Maremma portava via metà stipendio e così, anche loro, sono stati sfrattati. «Tanta gente ha la casa in emergenza abitativa senza averne reale bisogno e nessuno li manda via - accusa l’uomo - noi non vogliamo la beneficenza né i soldi, solo un tetto sotto il quale stare. Anche in una stanza singola». Ieri le due coppie sono state ricevute dal vicesindaco Borghi che ha garantito l’interesse dell’amministrazione comunale. Oggi gli assistenti sociali dissiperanno paure e speranze almeno per il futuro a breve termine.
Lorenzo Santorelli
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