Italia
Urbanizzazioni interminabili? Gli edili si ribellano al Comune
Il costruttore Agnoletti svela i risvolti della lottizzazione Pizzetti tra paradossi e lentezze burocratiche «I ritardi non dipendono da noi. Perché, piuttosto, l’ente chiede l’Ici in zone che considera cantiere?»
GROSSETO. I costruttori grossetani rimandano al Comune le accuse di essere il “collo di bottiglia” per sbloccare le nuove urbanizzazioni e, con inappuntabile documentazione alla mano, dimostrano che, al contrario, sono la burocrazia e le infine attese inflitte dagli uffici comunali alle ditte edili a creare i disagi ai neoresidenti.
Il sasso l’ha lanciato lunedì scorso l’assessore comunale ai lavori pubblici, Giuseppe Monaci, che ha annunciato nuove regole per garantire che le ditte che realizzano le urbanizzazioni a scomputo degli oneri concessori portino avanti la costruzione dei servizi (strade, allacci, illuminazione...) di pari passo a quella delle case così che, quando gli abitanti ci si trasferiscono, sia tutto pronto.
Finiti i lavori e fatti i collaudi, il Comune li prende in consegna e il quartiere diventa a tutti gli effetti parte della città: l’amministrazione può accendere lampioni, curare il verde, portare i cassonetti. Il problema, però, è che spesso chi si trasferisce nelle nuove zone lo fa prima che le bocce siano ferme: o perché le urbanizzazioni non sono finite, o perché mancano i collaudi, o per non ben precisate altre ragioni. Risultato: disagi e cittadini furiosi perché mancano i servizi. Per il Comune la colpa è dei costruttori, che tirerebbero a finir case trascurando le urbanizzazioni. Ma davvero è solo loro la responsabilità?
I costruttori sono convinti di no e, oltre al direttore dell’Ance Mauro Carri (si veda box), fa sentire la sua voce il geometra Antonio Agnoletti, storico costruttore grossetano, presidente del consorzio Parco Pizzetti, che ha di recente costruito la zona tra via Orcagna e il Pizzetti, al centro delle polemiche perché, nonostante ci abitino già centinaia di famiglie, non è ancora del tutto “pubblica”. «Non certo per colpa dei costruttori - spiega Agnoletti - né per mancanza di regole. Le regole ci sono, non ci sono novità, basterebbe che fossero rispettate. Dal Comune, però, non da noi che già le seguiamo scrupolosamente».
Un esempio? La zona dietro al Pizzetti. I lavori dovevano finire nel 2008; dopo alcune varianti, la nuova consegna era per il 29 giugno 2011. Ed è stata rispettata. La zona risulta essere stata completamente collaudata tra il 2006 e il giugno 2011 con ben 36 collaudi. Ma l’ufficio tecnico comunale ha firmato il verbale di presa in consegna solo il 21 dicembre. «Sei mesi - spiega Agnoletti - ecco i tempi dell’amministrazione».
Ma non finisce qui. Dai lavori erano avanzati 70mila euro. Comune e Parco Pizzetti decidono di usarli per costruire un parco giochi. «Nonostante il piccolo importo - spiega Agnoletti - ci hanno chiesto di farlo tramite variante, un procedimento più macchinoso. Così a giugno abbiamo dovuto chiedere una proroga di 18 mesi. Sa quando il Comune ha avviato il procedimento? La scorsa settimana. E questo ci ha fatto arrivare alla scadenza della fidejussione. Insomma, per un’opera da 70mila euro, dobbiamo pagare la rata da 13mila euro della fidejussione».
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è una lettera dell’ufficio traffico che il 9 febbraio scorso rileva «in alcuni casi la mancanza di segnaletica indicante la zona ancora in cantiere» e ordina «il ripristino della segnaletica indicante le zone non aperte al pubblico». In effetti l’ufficio traffico non ha ancora dato l’ok per aprire il quartiere al transito perché mancano le strisce – che per inciso è lo stesso Comune che deve autorizzare – tanto che ai due accessi, via Mantegna e via Civitella Paganico, ci sono ancora i cartelli “zona di cantiere”. Inutile dire che la zona è ovviamente trafficatissima da tempo.
«E io - conclude Agnoletti - mi chiedo: se nonostante la presa in consegna il Comune considera la zona ancora un cantiere, perché fa pagare Ici, Tarsu e passi carrabili? Dovrei dunque chiudere tutto e non far passare più nessuno? Perché se qui qualcuno si male la responsabilità penale è la mia. Come stanno allora le cose? Chi deve rispondere per queste lungaggini?».
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