Il Tirreno

Grosseto

Guardia del Wwf colpita con la zappa durante controllo

Guardia del Wwf colpita con la zappa durante controllo

I volontari stavano raccogliendo le trappole per gli animali I carabinieri hanno già individuato l’aggressore

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ISOLA DELGIGLIO. Come ogni anno, si sono dati appuntamento sull’Isola del Giglio a caccia di trappole per animali. Ma questa volta, le guardie del Wwf e della Lac, la lega anti caccia, si sono ritrovati a fare la parte delle “prede”. Un uomo, alla vista di uno dei volontari, una guardia del Wwf di Siena, ha perso le staffe. Ha preso una zappa e ha colpito l’uomo sulla schiena, trasformando il bastone dell’arnese in un’arma. La guardia del Wwf, un cinquantenne senese, è rimasto per terra senza fiato. È stato soccorso dai volontari che erano con lui e medicato al pronto soccorso. L’uomo è stato dimesso con una prognosi di sei giorni. Ieri mattina, i carabinieri dell’isola hanno individuato l’aggressore. Ora la guardia del Wwf potrà sporgere denuncia.

Il battibecco sfociato poi nella lite è nato dall’attività anti bracconaggio organizzata dalla Lac, che ogni anni sbarca al Giglio per rimuovere i lacci-cappio che vengono disseminati sull’isola. In un giorno i volontari, insieme alle guardie venatorie, ne hanno sequestrati centocinquanta.

L’aggressione è scattata verso le 11.30. L’uomo, dopo aver colpito la guardia del Wwf è scappato ma i carabinieri, ieri mattina lo hanno individuato. Ma sull’isola, la presenza dei volontari, a qualcuno fa pizzicare il naso. «Un uomo si è fermato ieri, quando ha visto l’ambulanza - raccontano i volontari - ma quando gli abbiamo raccontato cosa fosse successo, pur conoscendo l’uomo, ha detto di non sapere chi fosse». Una brutta giornata, quella trascorsa dal senese che era al Giglio per rimuovere le trappole.

«Controlliamo tutti i poderi della Provincia - spiega Raimondo Silvestri, presidente della Lac - e di quelle trappole ne troviamo a centinaia. Sono veri e propri arnesi di tortura posti lungo i camminamenti dei conigli». All’isola del Giglio, i volontari hanno anche sequestrato alcune “schiacce”, grosse pietre tenute appena alzate da un bastoncino collegato all’esca che serve ad attirare gli uccellini. Appena l’esca viene mossa, il bastoncino si sposta e la pietra cade schiacciando l’uccellino. «Purtroppo i bracconieri non capiscono che in questo modo commettono una sfilza di reati penali - aggiunge Silvestri - si va dal furto all’appropriazione indebita, per gli animali selvatici che finiscono in quelle trappole, al maltrattamento sugli animali». È lenta l’agonia degli animali che finiscono nei cappi. «Quel filo d’acciaio stringe il loro collo - spiega - e spesso ci vogliono delle ore prima che gli animali smettano di respirare». In questo periodo, poi, non si può cacciare. Soprattutto al Giglio che fa parte del parco dell’Arcipelago toscano.

«Il problema è ben noto anche alle istituzioni - aggiunge Silvestri, ma poi, di concreto, non viene fatto nulla. Quello che continuiamo a chiederci è come mai la Provincia non interviene per far rispettare le norme sulla protezione della fauna, compito che gli viene attribuito dalla legge. Questo in luoghi dove l’attività di bracconaggio è ben nota e all’interno di un parco nazionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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