Il Tirreno

Grosseto

Aprire un negozio? Qui è impossibile

di Maurizio Bernardini
Aprire un negozio? Qui è impossibile

L’odissea di un giovane di 30 anni che vorrebbe sfruttare gli incentivi della Regione: no dalle banche, “ni” dalle associazioni

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GROSSETO. Siamo alla canna del gas. Il commercio è in piena crisi. Anche in Maremma sono sempre di più i negozianti costretti a chiudere, per sempre, i battenti. Nei giorni scorsi abbiamo documentato lo stillicidio di negozi in centro storico. L'onda lunga della crisi, nel grossetano, è forse arrivata con leggero ritardo rispetto al resto del Paese, ma non con meno forza.

In mezzo a tante difficoltà esiste, comunque, anche chi possiede idee e coraggio sufficienti per potersi avventurare nella nascita di un'impresa. Anche in questo caso però, qualcosa impedisce di portare avanti al meglio il progetto, uccidendolo prima che nasca: la Regione si è offerta, tramite la propria finanziaria, Fidi Toscana, per fare da garante dei finanziamenti destinati agli start up aziendali, privilegiando giovani e donne.

Peccato che addirittura gli stessi addetti ai lavori, gli stessi banchieri, non siano a conoscenza di questo contributo o lo conoscano in modo sommario. È la fotografia di un Paese allo sbando, in cui la difficoltà di accesso al credito, divenuta cronica, blocca ogni timido tentativo di scalata sociale o semplice sopravvivenza.

È in questo contesto che abbiamo provato ad indossare i panni di un trentenne qualunque, diploma delle scuole superiori appeso in un angolo della camera e un desiderio: aprire una gelateria. Gli euro di cui ha bisogno Leonardo - questo il nome che abbiamo scelto per presentarci nei vari uffici - sono 90 mila. Una cifra tutto sommato contenuta.

La prima banca che visitiamo è la Cassa di risparmio di Firenze - gruppo Intesa San Paolo - in via Stati Uniti d'America. Chi ci accoglie, dopo aver accennato alla possibilità offerta dalla Regione, ci indirizza comunque verso uno dei consorzi di garanzia interni alle tradizionali associazioni dei commercianti: «Noi possiamo erogare al massimo poco più della metà di quanto le occorre – dice l'impiegata dell'istituto di credito – in ogni caso serve che gran parte dell'investimento sia garantito da un consorzio, o da qualcuno che si impegna per lei». Bene, ma quale il tasso di interesse a cui andremmo incontro? «Siamo intorno al 9% – risponde la bancaria – ma con le giuste garanzie qualcosa potremmo limarlo». Usciamo dall'istituto con le idee più chiare. Adesso siamo venuti a sapere che un giro a Confartigianato, Cna, Confesercenti e Confcommercio è necessario.

Passiamo da un'altra banca, il Monte dei paschi di Siena in viale Monterosa. Qui la persona che si occupa dei finanziamenti alle piccole imprese viene a sapere, cercando su internet davanti ai nostri occhi, delle agevolazioni portate avanti dal governo di Firenze. «Certo che su 90 mila euro – dice – dovrebbe averne una trentina e chiedere il finanziamento degli altri 60. In ogni caso oggi è difficile concludere positivamente. Per il tasso saremmo intorno al 7%».

Discorso simile quello portato avanti dall'impiegato che ci accoglie alla Banca della Maremma di via Santerno, istituto che peraltro non ha mai chiuso i cordoni della borsa al territorio: «Di questi tempi le banche non danno molti soldi in giro. Mi spiace ma noi lavoriamo quasi esclusivamente con i nostri soci. Possiamo provare ad avviare la pratica, ma è difficile che vada a buon fine». Pronta la nostra provocazione: «Pensavo che molte fossero chiacchiere buttate lì dai giornalisti, la solita esagerazione», il banchiere ribatte convinto: «no, purtroppo il momento è drammatico, anche per noi». Ok, ma i contributi della Regione? L’unica cosa che ci dice è che «ogni tanto la Toscana fa promozioni per l'avvio di imprese». Ma il bello viene quando confidiamo che altre banche ci hanno parlato di tassi intorno all'8% «Con quel tasso su 90 mila euro dovreste restituirne alla banca più di 130». Rimaniamo senza parole.

Ma torniamo alle associazioni di categoria: tutti e quattro i responsabili del settore dedicato ai finanziamenti per le Pmi sono a conoscenza della promozione avviata a livello regionale e ce ne spiegano i contenuti. Tutti caldeggiano, naturalmente, anche i consorzi di garanzia interni alle associazioni stesse. Cna si differenzia per essere maggiormente cauta: «Non per spegnere entusiasmi, ma dobbiamo andarci piano. Prendiamo un appuntamento e cerchiamo di vedere se il momento è buono per investire». Confartigianato frena completamente sul modello di incentivi voluto dalla Regione: «Guardi, ho parlato anche pochi giorni fa con il direttore generale della Fidi Toscana. Qui in Maremma abbiamo un grosso problema, molte banche non sono pronte a supportare quest'iniziativa». Sin qui banche ed associazioni. Ed il Comune? E la Provincia? Nulla, nessun agevolazione compare nei siti internet, né per bocca di chi ci risponde al numero telefonico del Suap. Qui, purtroppo, solo indicazioni burocratiche legate ai permessi da avere per avviare l'attività, ma nulla sui quattrini necessari per la nostra gelateria. Il progetto della Regione Toscana, per loro, non esiste. Siamo alla canna del gas.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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