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«Mare Sì, solo un tentativo di salvare il salvabile»
Lottizzazione abusiva, le motivazioni dell’assoluzione di Verdi e Silvano «Falle clamorose» nella gestione unitaria ma nessun dolo riscontrato
FOLLONICA. Non sono colpevoli Ottavio Verdi e Maurizio Silvano, amministratori del villaggio Mare Sì in qualità di presidenti della coop Edilizia Mare Sì. «In entrambi sicuramente vi è stato il tentativo di ricondurre a regolarità la situazione, frustrato peraltro dalla resistenza di tutti coloro che comprensibilmente avevano inteso la loro posizione di soci assegnatari di unità individuale come i beneficiari di un progetto che risolvesse le loro esigenze operative e non come investitori pro quota». Non essendoci prova del dolo, ecco l'assoluzione: il fatto non costituisce reato.
E' uno dei passaggi conclusivi delle motivazioni adesso depositate con le quali il giudice Puliatti, a dicembre, aveva prosciolto i due imputati al termine di un articolato procedimento per lottizzazione abusiva, concernente il mutamento di destinazione d'uso da Rta a immobili privati a uso abitativo senza caratteristiche turistico-alberghiere. Il giudice non aveva accolto le richieste di condanna del pm Leopizzi - comprendenti anche la confisca - né quelli delle parti civili (Comune e Hidalgo). Il dottor Puliatti si dichiara assolutamente certo che quella sia una Rta, a prescindere dall'iter risalente indietro negli anni (con la mutazione di accatastamento da D2 ad A2, avvenuta nel 2001) e dalla definizione di "villaggio turistico", e che vi siano «tutti gli indizi che autorizzano a ritenere la sussistenza di una lottizzazione abusiva, proseguita fino alle ultime assegnazioni del 2007». Ma qui, a differenza di altri casi trattati in Tribunale, vi era una società di gestione che amministrava 90 dei 230 appartamenti con una serie di servizi. E comunque il giudice riconosce la presenza di ambiguità della disponibilità del bene per i soci e l'influenza dell'intervento «sicuramente tardivo» del Comune che aveva imposto il ripristino del precedente accatastamento turistico. Anche se vi erano delle «falle clamorose» nella gestione unitaria che non potevano passare sotto silenzio, non vi era stato un vero e proprio frazionamento; e secondo il gudice è indubbio anche che «molte unità abitative, nonostante le alterazioni riscontrate in alcune di esse, non risultasse destinata ad uso esclusivo e personale dei soci, ma al contrario che le unità fossero comunque conferite alla società che ne gestiva le modalità di afflusso e gestione».
Ma per Verdi e Silvano «non si può escludere che i due non abbiano agito al fine consapevole di violare la norma ma solo allo scopo di gestire al meglio una situazione poco governabile, sia pure in tempi diversi; l’uno per il dover affrontare nel 2000 il mutamento della legislazione regionale che poneva nuovi e diversi vincoli in una impresa già iniziata con l’intervenuta costruzione delle unità abitative e l’altro nel subentrare in una situazione di fatto da risolvere quale socio che cerca di darsi da fare all’insegna di “salviamo il salvabile “». (p.s.)
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