Italia
Fogna rotta da anni tra filari di viti e olivi Incubo a Montiano
Dal 1999 un agricoltore lotta per vedere riparata la rete ha abbandonato le coltivazioni ma la cloaca è ancora lì
MONTIANO. «Un tempo questo era uno dei tanti possedimenti del Colonna, che adorava passarvi le giornate. Oggi è ridotto a discarica». Inizia così il racconto di Albino Cocchieri, coltivatore di origini romane che, alla fine degli anni Novanta, ha scelto di acquistare dei terreni ed una casa a Montiano.
Mentre spiega il suo calvario ci accompagna lungo la sua proprietà. Basta fare veramente pochi passi per iniziare a sentire un odore nauseabondo: ecco che appare la fognatura, rotta. Qualunque cosa passi da gran parte degli appartamenti che si trovano a una cinquantina di metri da lì fuoriesce dai condotti e si disperde nel verde, tra gli olivi.
«Tutto ebbe inizio nel 1999 - spiega Cocchieri - quando segnalai una grossa perdita nella rete fognaria che raccoglie sia acque bianche che nere. Le tubature, un tempo sufficienti, erano infatti divenute troppo piccole per contenere quanto riversato dalle vicine case».
Negli ultimi vent’anni il paese è cresciuto. Un’evoluzione che pare però non aver avuto riscontro nei servizi offerti, rimasti, almeno a sentir parlare l’agricoltore, quelli di un tempo e dunque del tutto inadeguati. «Alla segnalazione – prosegue Cocchieri – seguì un sopralluogo dei vigili urbani che testimoniarono un allagamento che coinvolse anche le case. Alcuni turisti erano qui in vacanza, una vera vergogna».
La situazione però, nonostante tutto, non diede cenni di cambiamento: «Decisi dunque di sporgere denuncia ai carabinieri del paese - spiega Cocchieri -. Anche in questo caso altro sopralluogo, questa volta del maresciallo. Era il 2002. Il mio avvocato avviò, dunque, l’iter giudiziario, acquisendo informazioni e contattando gli organi preposti. Poi anni fatti di competenze rimbalzate e zero fatti. Nel 2010, dopo oltre un decennio dalla prima segnalazione durante il procedimento fu richiesta l’ennesima consulenza tecnica che, naturalmente, certificò il danno come ancora in corso. Nell’ultima settimana dell’ottobre 2010, poi, l’Acquedotto del Fiora inviò alcuni tecnici a fare dei rilievi».
Il progetto però, precisa Cocchieri, «riguardava semplicemente la linea delle acque bianche. Il 1° luglio dello scorso anno il giudice competente chiese finalmente il coinvolgimento dell’Asl al fine di comprendere i rischi per la salute che il perdurare di una situazione di questo genere avrebbe potuto causare».
Sin qui la storia lungo gli anni, pura burocrazia e poco più. Mentre l’uomo finisce il proprio racconto ci voltiamo un attimo, nella parte bassa del campo, tra la vegetazione lasciata crescere spontaneamente, ci sono alcuni filari di una vigna. «L’ho abbandonata – spiega Cocchieri scuotendo il capo – da anni. Pensare che ne nasceva un vino eccezionale. Ma non potevo certo lavorarci: come avrei fatto, contornato dai resti di pannolini e ogni altro genere di sporcizia che fuoriesce dalla fogna che attraversa il mio terreno? Per quella vigna spesi anche diversi soldi. Mai avrei creduto che sarebbe finita così. Qui è impossibile coltivare, quando piove, poi, diviene un pantano disgustoso. Che cosa voglio? Che venga messa a punto una rete fognaria decente, il danno che ho subito è di diverse migliaia di euro».
Il mese scorso l’Asl ha risposto ai legali dell’agricoltore ma, ad oggi, sembra non esserci ancora nulla di concreto. Il 27 marzo è, intanto, prevista una nuova udienza ad Orbetello. L’ennesima. Sulla questione, naturalmente, dovrà esprimersi il tribunale. Il sindaco di Magliano, Giampiero Tofanelli, però, assicura: «Mi sono confrontato con i responsabili dell’Acquedotto del Fiora, mi hanno garantito che è allo studio un piano finalizzato a risolvere, definitivamente, la questione».
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