Il Tirreno

Grosseto

David, profeta ribelle che non ha smesso di parlare ai giovani

di Fiora Bonelli

Film, documentari, libri, canzoni, dipinti su Lazzaretti si moltiplicano rinnovando la ricerca. Domenica arriva Rai2

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ARCIDOSSO

Il Cristo dell’Amiata, il santo, il profeta David Lazzaretti, magnetizza l’interesse dei più giovani che lo mettono al centro delle loro creazioni: film, teatro, musica, pittura. Questo speciale personaggio arcidossino valica i confini della montagna incantata, solleticando non solo le curiosità della ricerca tradizionale, ma attivando energie giovani e fresche, che raccontano la storia di un povero barrocciaio diventato profeta un secolo e mezzo fa.

Una memoria, quella del Lazzaretti, mai interrotta perché le attività di ricerca attorno a David sono state vive fin dal lontano 18 agosto 1878, quando il suo sogno di costruire una comunità più solidale, fu colpito a morte da un proiettile della forza pubblica.

Firme eccellenti ne hanno raccontato la storia da varie angolazioni: politiche, sociali, religiose, antropologiche. Ma mai, come in questo momento, si era segnalato attorno a lui, l’interesse di tanti giovani. Ultimo, in ordine di tempo, lo spettacolo dello scorso 24 febbraio al Cinema teatro Amiata di Abbadia San Salvatore “Il secondo figlio di Dio”, scritto da Manfredi Rutelli e diretto da Luca Fusi.

Ma è recentissima la produzione e la presentazione del docu- film “David Lazzaretti-Il Cristo della Montagna” promosso da Marianna Febbi che lo ha prodotto, con la regia di Nicola Ragone, affiancata da Alessandro Ercolani, col supporto di una troupe di venti studenti. E, ancora, testi di Lazzaretti musicati: lo sta facendo Mirko Mariottini, un jazzista raffinato che da un anno lavora a questa difficile impresa e che li porterà in scena il prossimo autunno.

Insomma un dinamismo straordinario e giovane che ruota attorno a un personaggio di cui ha parlato, poco prima della morte, nel suo ultimo libro anche Leoncarlo Settimelli, giornalista e uomo di televisione, che fra i primi lo aveva portato alla notorietà in ogni parte d’Italia con la straordinaria esperienza del Canzoniere internazionale negli anni ’70.

I giovani arrivano alla Torre di David per varie strade: anche attraverso quella del brigantaggio, come Marianna Febbi, che da Cellere, inseguendo Tiburzi, si è incrociata con David che pure brigante non era, ma che è certo, invece, un esempio di ribellismo e contestazione pacifica nell’Ottocento. Oppure vi arrivano per studiare personaggi contemporanei come padre Ernesto Balducci, di Santa Fiora, dove David è sepolto.

È il caso dei giovani che per dipingere i luoghi nativi di Balducci, si sono imbattuti anche nel “villaggio comunitario” di Monte Labbro e hanno sviluppato nei loro quadri, il fascino di un’utopia di solidarietà che prende le mosse dalla terra d’Amiata e che si contrappone a modelli cittadini e industriali. E sono arrivati al cimitero di Santa Fiora dove David Lazzaretti fu sepolto e dove adesso riposa accanto a Balducci, ai martiri di Niccioleta, a Fernando Di Giulio.

«Tante energie creative ruotano attorno alla figura di David - spiega Luisa Colombini, responsabile del sistema museale Amiata - progetti di ricerca, come quello di un ragazzo che studiando un brigante di Brescia, è arrivato qui dall’università di Parigi, per studiare la ritualità della processione finale di David. Molte voci giovani, insomma, a cui noi come sistema museale mettiamo a disposizione i documenti materiali. O anche quelli archivistici del Centro studi diretto da Marco Pastorelli».

L’interesse per David ha attivato anche la tv nazionale. Domenica e lunedì una troupe di Rai 2, guidata da Alberto Gedda, sarà ad Arcidosso per un servizio su Lazzaretti per il programma “Montagne”, in onda su RaiDue il venerdì successivo dalle 9.30 e consultabile anche su http://montagne.blog.rai.it).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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