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Cassa integrazione ok ma paga Scarlino Energia
Il ministero del Lavoro non concede la straordinaria ai sessanta dipendenti Un caso del genere non era mai stato analizzato a Roma
SCARLINO. I lavoratori di Scarlino Energia possono tirare un (mezzo) sospiro di sollievo: gli ammortizzatori sociali ci sono.
Una buona notizia per sessanta famiglie da quando è iniziata l'odissea giudiziaria dell'inceneritore, partita con la sentenza del Tar che ha annullato le autorizzazioni all'inceneritore.
Una quasi certezza che arriva dagli incontri andati in scena negli ultimi giorni, al ministero del Lavoro prima e al Casone poi. Proprio in quest'ultima sede, ieri, è stata indicata la strada da percorrere: la cassa integrazione ordinaria. E questa, se vogliamo, è la grande novità, dato che da giorni invece si è parlato di quella straordinaria, anche in riferimento ai problemi di liquidità da parte dell'azienda.
«Sembrano siano superati» dicono i sindacati, che ieri hanno incontrato i vertici aziendali. Ma la scelta dell'ordinaria si lega anche ad un altro aspetto: la tempistica.
L'attivazione di quella straordinaria richiede tre o quattro mesi e Scarlino Energia non ha soldi a sufficienza per poter garantire le retribuzioni ai lavoratori per un periodo simile. Con l'ordinaria, invece, i tempi si restringono: la procedura è già in corso e gli ammortizzatori saranno attivi nel giro di poco. Un aspetto fondamentale, data l'incertezza dell'ultimo periodo circa il futuro dei dipendenti. Al massimo, la cassa integrazione partirà a marzo, con l'azienda pronta a farsi carico della buste paga di febbraio. A questo punto il percorso dovrebbe essere tracciato: verrà prorogato il verbale congiunto di ottobre, seguito alla sentenza del Tar, la domanda poi sarà valutata dalla commissione (senza grandi problemi, secondo i sindacati) per percorrere infine le tappe del proprio iter.
Tra l'altro, durante l'incontro al ministero, sono venute fuori anche altri problemi per la cassa integrazione straordinaria, dato che mancano i requisiti classici, come hanno spiegato gli esperti romani, che non hanno nascosto di trovarsi ad un caso più unico che raro.
Non c'è crisi di mercato del settore e neppure l'evento imprevisto, dato che dalla sentenza del Tar ad ora ci sono stati altri pronunciamenti (del presidente del Consiglio di Stato e poi del collegio stesso).
«L'importante è che i lavoratori non corrono più il rischio di non riscuotere i propri compensi» dicono i sindacati. Ed è un enorme passo in avanti, dato che in un primo, terribile momento l'unica strada che veniva ventilata era quella della mobilitazione. «Siamo un po' più sereni» dicono le sigle sindacali.
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