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Allarme cocciniglia il killer parassita che uccide gli alberi

Allarme cocciniglia il killer parassita che uccide gli alberi

A Follonica pini marittimi sempre più secchi e malati Gli ultimi quattro casi in via Palermo, vicino alla scuola

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di Michele Nannini

FOLLONICA

Pini malati, secchi, che rischiano di morire. La vegetazione tipica del territorio maremmano, il marchio di fabbrica di Follonica e della sua vocazione turistica rischia, se non di scomparire, per lo meno di venire drasticamente ridotta di numero. Di pini secchi se ne trovano sempre di più in giro per la città, per adesso soprattutto nelle aree limitrofe a strade o piazze, ma il rischio che anche le pinete siano interessate dal fenomeno è tutt’altro che remoto. Quattro pini malati sono quelli del comprensorio attorno alla scuola elementare di via Palermo, due dei quali che si affacciano direttamente sulla strada. Rami secchi, un colore tendente al giallo che contrasta in maniera evidente con gli altri pini retrostanti, che per il momento non sembrano essere interessati dal problema anche se pure l’aspetto delle piante ancora sane non è certo splendido. Un brutto destino per un’area che proprio della presenza del verde faceva il suo punto forte e che adesso rischia di venire compromessa. Le piante di via Palermo, in attesa di una diagnosi più precisa, sono lo specchio più evidente di una situazione più generale che sta interessando soprattutto il pino marittimo, l’attacco della cocciniglia (Matsucoccus feytadati), che ormai da anni rappresenta una situazione che preoccupa anche le autorità, come accade da prima del 2000 nella meravigliosa tenuta del parco di San Rossore. Sempre nel territorio maremmano, è di pochi giorni fa la notizia di un nutrito gruppo di piante destinate all’abbattimento nella pineta fra Cala Violina e Pian d’Alma, un’area privata che dovrà fare a meno di almeno 360 piante sulle più di 1000 attualmente esistenti e che già negli anni scorsi ha subito abbattimenti controllati di piante ormai malate. L’unico modo di arginare il fenomeno è infatti quello di abbattere gli alberi malati e di smaltire il legno infetto secondo modalità di intervento fissate dall’Arpat. Il rischio, ormai sempre più concreto, è quello di vedere drasticamente diminuita la presenza di essenze nelle splendide pinete del Golfo e della Maremma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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