Il Tirreno

Grosseto

«Nuovi indagati solo dopo l’apertura della scatola nera»

«Nuovi indagati solo dopo l’apertura della scatola nera»

I pm ricorrono contro la scarcerazione di Schettino «Inequivoca sintomaticità della dinamica del sinistro»

3 MINUTI DI LETTURA





di Pierluigi Sposato

GROSSETO

«Se ci saranno nuovi indagati faremo un comunicato stampa», dice il procuratore Francesco Verusio nel tentativo di allentare la presa dei media sulla Procura in stato di assedio di fronte agli uffici giudiziari. E lontano dall’ufficialità dei microfoni un investigatore aggiunge: «Nuovi indagati arriveranno forse con l’apertura della scatola nera». Che ancora è lì, sotto sequestro, in via Monterosa. Negli stessi uffici dove il procuratore e i sostituti Navarro, Leopizzi e Pizza stanno preparando il ricorso al Tribunale del riesame contro l’ordinanza con la quale la gip Montesarchio (che ieri in Tribunale ha tenuto regolarmente l’udienza preliminare prevista dal calendario, senza necessità di personale di guardia come mercoledì) ha scarcerato il comandante Francesco Schettino: «Domani (oggi, ndr) lo presenteremo», annuncia il procuratore. E forse farà altrettanto il difensore Bruno Leporatti per chiedere una misura ancora meno afflittiva dei domiciliari.

La Procura parla nella richiesta di fermo di un «inequivoca sintomaticità della dinamica del sinistro», così come ricostruita nella prima informativa della Guardia costiera, quella di sabato 14; ritiene che non ci siano cause di estinzione del reato o della colpa; è convinta che il pericolo di fuga fosse evidente già al solo abbandono del natante «prima che tutti fossero in salvo e nonostante i richiami della Guardia costeria». E poiché Schettino è un giramondo per professione e conosce tante persone, potrebbe allontanarsi «di fronte alla prospettiva di una non breve carcerazione e di un risarcimento milionario». La Procura valuta negativamente il supposto proposito di alterare la scatola nera, il cui recupero sarebbe stato annunciato da Schettino. Questi erano i presupposti della richiesta di fermo (integrato in aula da varie memorie) e questi verosimilmente saranno i cardini del ricorso.

Ma Verusio preferisce non dichiarare nulla. Si limita a precisare che quello tra pm e gip «non è un conflitto, è solo normale dialettica», che «finora è stato sentito solo Schettino e non so se lo risentiremo», che gli esami tossicologici sono solo su di lui e che sono ancora in corso, che «di Ferrarini non so nulla, mi informate voi». A proposito della visita dell’avvocato Marco De Luca, legale di Costa Crociere, spiega che «è stata di cortesia, ci ha rappresentato la sua volontà a collaborare», non aggiungendo che la compagnia è invece venuta per la costituzione come parte offesa.

Ieri in Procura sono state rilette le dichiarazioni rese da Schettino durante l’interrogatorio davanti al gip, fonti di eventuali spunti di indagine. Sono proseguite le operazioni di identificazione dei cadaveri ma non sono stati affidati nuovi incarichi per le autopsie. Apparentemente nessuno è stato visto entrare in Procura per rendere dichiarazioni o integrazioni di quanto già detto. Invece mercoledì gli investigatori hanno sentito a lungo Massimo Bancalà, il nostromo della motonave Aegilium che quella notte intervenne per le operazioni di soccorso. «Non posso rilasciare dichiarazioni», dice. Ma le sue parole avrebbero alleggerito la posizione di Schettino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani