Il Tirreno

Grosseto

Mercedes Cafè, tutti assolti in appello

Si sgretola la tesi della procura grossetana sui gazebo: anche i committenti non hanno responsabilità

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GROSSETO

Assolti. Assolti tutti. Il fatto non sussiste.

Assolti anche i committenti che in primo grado erano stati riconosciuti colpevoli sulla base del carteggio intercorso fra le parti.

Anche chi aveva violato i sigilli e aveva avuto una condanna a 2 anni. La terza sezione di appello di Firenze ha prosciolto ieri tutti e sei gli imputati del caso Mercedes Cafè, quello che aveva originato sequestri, processi, generalmente condanne in primo grado e assoluzioni in appello per ciascuno dei gazebi ritenuti illegittimi dalla Procura di Grosseto. Che, pezzo dopo pezzo, vede sgretolarsi tutta la propria ipotesi accusatoria.

A differenza di altri procedimenti di seconde cure, ieri la Procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne dell'ottobre 2010.

All'epoca Mario Salvestroni committente “di fatto” aveva avuto 2 mesi, 20 giorni e 800 euro di ammenda così come l'architetto Rosanna Chionsini responsabile del procedimento amministrativo per il Comune, come Franco Fantoni tecnico incaricato dell'istruttoria e come il geometra Sergio Simi progettista firmatario della Dia. Fabrizia Evangelisti legale rappresentante Balthasar srl conduttrice del locale aveva avuto 2 mesi e 7.000 euro, così come Catia Fioretti legale rappresentante di Mercedes Benz Cafè srl conduttrice e committente.

Quest'ultima era stata condannata anche per la violazione dei sigilli avvenuta nel Natale 2007, due mesi dopo il sequestro.

Quella sentenza si era allontanata dai criteri fino a quel momento seguiti dal Tribunale di Grosseto, che aveva praticamente escluso in ogni caso responsabilità da parte dei privati committenti.

Secondo il giudice Bilisari, invece, nel caso del Mercedes i committenti sarebbero stati perfettamente a conoscenza delle irregolarità, perché erano stati messi al corrente delle prescrizioni del Comune e avevano rivendicato pubblicamente la paternità di quanto fatto.

In altre parole, i tre committenti non avrebbero potuto invocare la buona fede e dunque dichiarare di essersi affidati alle competenze di chi, per mestiere, ne doveva sapere più di loro, sia per la parte pubblica, sia per la parte privata.

Poco più di mezz'ora è durata l'udienza davanti ai giudici fiorentini, che hanno accolto le tesi difensive secondo motivazioni che devono ancora essere depositate e che sono attese con particolare interesse negli ambienti giudiziari, e forensi in particolare.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Nicola Tamburro (Chionsini), Andrea De Cesaris (Simi, Fioretti e Salvestroni), Bruno Leporatti (Fioretti e Salvestroni), Umberto Gulina (Fantoni), Carlo Valle (Evangelisti).

(p.s.)

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