Il Tirreno

Grosseto

Due passi tra i rifiuti L’agonia del Maiano

Maurizio Bernardini

Viaggio nel luogo simbolo del degrado attorno all’area monumentale Recinzioni divelte, rischio di cadute e perfino bivacchi di sbandati

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GROSSETO

Visitare il Maiano è come assistere ad un’autopsia. Non si trovano parole differenti per descrivere la rabbia e la vergogna cui si è costretti ad andare incontro passeggiando su quello che un tempo era forse il più bel luogo della città. Sommerso dal luridume, oltre che dalle chiacchiere, dalle divisioni di parte, dagli opinabili pareri dei presunti esperti e dall’inerzia di chi avrebbe potuto e dovuto salvaguardarlo, l’antico bastione è oggi ridotto ad essere poco più di una discarica. L’ingresso è transennato, ma c’è un’enorme squarcio che permette, a chiunque, dai grandi ai bambini, il passaggio. Una volta all’interno è facile scovare preservativi e siringhe, insomma le Mura sono ancora vissute, anche se solo da prostitute e drogati. Ma questo lo sanno tutti.

Tutti tranne chi dovrebbe saperlo e ti guarda con gli occhioni innocenti, per lunghi tratti addirittura impauriti, di chi pare proprio dormire nel mondo delle fiabe e temere il brusco risveglio. Su tutto il Maiano troneggia l’oramai tristemente famoso ascensore, un vero monumento allo spreco e al cattivo gusto. Proseguendo la camminata cerchiamo di non pensare ai quattrini spesi per l’iniziale recupero del bastione, arrabbiarsi fa male alla salute. Superiamo un’altra transenna, naturalmente anche questa è divelta. Ci spostiamo per vedere, da vicino, l’orrenda struttura che avrebbe dovuto portare gli invalidi a visitare la bellezza di un ambiente finalmente restituito all’antico splendore.

Dopo le camerette matrimoniali a cielo aperto, scovate dal nostro quotidiano nelle scorse settimane nei pressi della stazione, ecco che assistiamo all’ennesima postazione di riposo “fai da te”: una sdraio è la culla privilegiata di qualche sbandato che ha eletto lo scheletro incompiuto dell’ascensore a propria dimora.

A pochi metri da lì è semplice trovare qualunque cosa: oggetti di plastica, vestiti, scarpe, altri profilattici ed ancora siringhe. Il tutto gettato tra gli escrementi, l’erba alta, e i resti di quel che erano i materiali, pagati dai grossetani, necessari al recupero del bastione. Facciamo qualche altro passo, evitando le tante insidie nel terreno, ed arriviamo davanti al surrogato di un deposito di bombole del gas: perché si trovino in quel luogo è un mistero, così come enigmatica è tutta la vicenda che soffoca, da anni, il Maiano tra contenziosi, proclami, appalti e niet.

Voltarsi e vedere l’intero rudere abbandonato significa, in particolare per chi è nato e cresciuto in Maremma, violentare la propria anima e subire un tonfo al cuore. Alla fatiscenza del “paesaggio” si somma poi un’ulteriore questione: la sicurezza. Durante il nostro cammino abbiamo trovato decine di situazioni in cui, il pericolo, è all’ordine del giorno. Certo, l’area è, anche se impropriamente, transennata, ma accedervi non è affatto difficile. Anzi, come testimoniano i numerosi “reperti” che abbiamo rinvenuto nel corso della nostra visita, il bastione è vissuto. Da balordi ma è vissuto. Non occorre avere una gran memoria per ricordare come, già nel lontano 1997, in seguito ad una violenta colluttazione, ci scappò il morto. Il bastione era già in preda ai vandali e si avviava ad un pauroso decadimento. Oggi l’intera area, naturalmente, non è illuminata, non lo sono quasi tutte le Mura, è dunque altissimo il rischio di tagliarsi con uno degli spuntoni di ferro arrugginiti lasciati lì durante i lavori. Veramente tremendo è poi il pericolo di finire inghiottiti in una delle numerose crepe presenti lungo tutto il bastione, o rompersi il collo scivolando tra i ruderi di cemento. Insomma, quello che abbiamo visto lungo tutto il nostro viaggio è il potenziale scenario di una tragedia annunciata: ai balordi di ogni genere ed alla totale assenza delle più elementari norme di sicurezza si somma, infatti, la grossa facilità di accesso che ricopre l’intera area. Nel caso dovesse accadere qualcosa di grave sarebbero in tanti ad esprimere il proprio sgomento, pronti a guardarti con occhi stupiti. Questa è la realtà e, quel che è peggio, è la nostra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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