Il presidio
«Mi portano via la figlia per darla al mio ex marito Ma lui non sa educarla»
GROSSETO. «Quando sono andata in Germania a riprenderla, mia figlia era denutrita e sottopeso di 14 chili. Nei giorni successivi mi ha raccontato che il padre faceva il bagno con lei, dormiva nudo nello stesso letto e le chiedeva di baciarsi reciprocamente il seno. Nonostante ciò i carabinieri la porteranno via per affidarla al mio ex marito». Quella che racconta una donna è la storia di due genitori e altrettanti ordinamenti giudiziari che si contendono una bambina di otto anni. La cui sorte, al momento, è stata segnata dai magistrati tedeschi che attraverso il dedalo del diritto internazionale hanno ottenuto la competenza territoriale a giudicare. Lei è una cittadina italiana nata in Iran 42 anni fa ma emigrata nel nostro paese fin dalla giovane età. Da quindici anni vive in Maremma dove possiede una casa acquistatale dai genitori. Dopo un periodo di convivenza con un uomo tedesco più grande di lei di quindici anni, nel 2003 nasce la loro figlia ed i due si sposano con rito civile.
Tutto sembra andare per il giusto verso: la bambina frequenta la scuola primaria, lei oltre ad insegnare danza orientale trova un lavoro a tempo indeterminato presso un agriturismo della zona, con tanto di alloggio in comodato d'uso, automobile aziendale ed esenzione dalle spese. Se non fosse che il marito, come dice l'avvocato, «reitera un comportamento di intolleranza al lavoro». Lui rifiuta ogni impiego, anche la possibilità di lavorare come operaio nello stesso agriturismo della moglie che, con amarezza, dice di esser stata la sola ad «aver ottemperato per anni al fabbisogno di tutta la famiglia». Nel 2009 l'uomo, che lamenta problemi di adattamento, decide di trasferirsi in un piccolo comune della Baviera dove risiedeva prima di venire in Italia. Persuasa dalla possibilità di un cambio di passo nello stile di vita del marito, la donna abbandona il posto fisso con tutti i benefits connessi.
Invece anche nella nuova sistemazione i problemi rimangono gli stessi, acuiti dalla scelta dell'uomo di iscrivere la figlia in una scuola dove, dice la donna, «non le hanno insegnato nemmeno a leggere e scrivere. Quella scuola è stata anche espulsa dall'ordine di appartenenza a seguito di comportamenti discutibili da parte degli insegnanti». La diversità di vedute sull'istruzione da dare alla figlia è solo l'ultima di una serie e così, dopo meno di un anno, la donna torna in Italia. Stavolta da sola. «Non mi ha permesso di portare la bambina con me ed è arrivando persino a minacciarmi». Mentre lei si rivolge ad un avvocato per separarsi dal marito e riottenere la figlia («mi impediva di vederla e voleva che il rapporto fosse solo telefonico»), il marito avvia un altro procedimento giudiziario: la richiesta del "diritto di determinazione della residenza" della bambina in Germania. La separazione si traduce in una richiesta di divorzio nel maggio del 2011 ma è sull'affidamento che si combatte la battaglia legale più feroce.
Lei e l'avvocato lamentano incongruenze rispetto alle norme comunitarie sulla notifica degli atti giudiziari («solo in lingua tedesca e le traduzioni erano a mie spese») e un dibattimento senza di contraddittorio («basato su dichiarazioni mendaci e pretestuose del padre»). Inoltre dal combinato disposto tra il nostro ordinamento e la normativa europea deriverebbe una competenza giurisdizionale della magistratura italiana. Ma secondo la giurisprudenza internazionale la compentenza è quella dello stato in cui "la prole risiede abitualmente al momento della proposizione della domanda". Così è spettato ai giudici della pretura di Kempten stabilire che la figlia contesa debba stare con il padre. Il procedimento è stato impugnato presso il tribunale di Monaco, ma in attesa di questo secondo grado di giudizio la bambina dovrà abbandonare la madre. «Da mesi lei frequenta una scuola in provincia di Grosseto, perché gli assistenti sociali non sono andati dagli insegnanti per sapere come sta? Giovedì mi verrà tolta per esser portata dai carabinieri al tribunale dei minori di Firenze. Io non voglio oppormi alla legge, ma non posso chiedermi di consegnarla come se fosse un pacco».
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