Il Tirreno

Grosseto

Cartelli pazzi in città Lo strano caso del doppio Labriola

 Francesca Ferri
<b>LA STRANA CONVIVENZA </b>Il vecchio cartello convive col nuovo a Gorarella
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LA STRANA CONVIVENZA Il vecchio cartello convive col nuovo a Gorarella

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 GROSSETO. Il filosofo marxista a un capo della strada, il politico socialista all'altro. Nel mezzo, via Labriola, nel quartiere di Gorarella a Grosseto, dove i postini rischiano di farsi venire il mal di testa. Perché se all'ingresso da via Quintino Sella un bel cartello indica che siamo in via Antonio Labriola, entrando dal vicoletto pedonale da viale Einaudi si è accolti nella stessa strada.  Ma da un altro cartello, più vecchio, che dà il benvenuto in via Arturo Labriola.  La segnalazione arriva da un'abitante del quartiere che, convinta di abitare in via Arturo, si è ritrovata, qualche anno fa, in via Antonio. Pur sempre Labriola, ma c'è una bella differenza. Il primo, nato a Napoli nel 1873 e morto nel 1959, è stato per oltre mezzo secolo uno dei protagonisti della storia d'Italia. Entrato in parlamento tra le file dei socialisti, resse il ministero del Lavoro sotto Giolitti tra il 1920 e il 1921. Il secondo, nato a Cassino nel 1843 e morto nel 1904, è stato un teorico del marxismo e docente all'università di Roma. Una battaglia a sinistra tra pasionari marxisti e convinti socialisti? O più banalmente un errore di toponomastica? Nessuna delle due. «La via è intitolata ad Antonio Labriola sin dal 1969, anno al quale risale la delibera comunale che l'ha battezzata», spiega Alberto Paolini, direttore della Grosseto Parcheggi, la società che dal 2004 realizza i cartelli stradali per conto del Comune. Nel 2007 la GrParcheggi realizza un forte intervento a Gorarella, sostituendo tutti i cartelli con altri nuovi. Anche in via Labriola arriva la nuova segnaletica, che riporta correttamente la dicitura "via Antonio Labriola". Rimane, però, in un angolo in fondo alla via un vetusto cartello che resiste con la scritta "via Arturo Labriola". Da dove spunta fuori? «In quelle vie i condomini si sono dotati, nel tempo, di cartelli privati col nome della strada e i numeri civici - spiega Paolini - immagino che sia questo il caso. Anche se, più che sostituirlo, quel vecchio cartello arrugginito andrebbe forse tolto definitivamente».  Chissà cosa ne pensa chi, da oltre quarant'anni, pensa di essere sempre abitato in una via e si ritrova con l'indirizzo cambiato senza dover fare le valigie. Ma non sarebbe il solo. Altre stranezze nella toponomastica si registrano in centro, per la precisione alla fine di via San Martino dalla parte di Porta Vecchia. Chi abita sulla parte destra della piazzetta che costeggia via Mazzini è residente in "piazza Manescalchi"; chi a sinistra, in "piazza Maniscalchi". Più che una bussola, insomma, servirebbe un accademico della Crusca. Attenzione anche a chi deve inserire nel navigatore "via Fanti". Potrebbe ritrovarsi in centro storico, in una traversa di via Garibaldi, oppure al Tiro a Segno. Nel primo caso siamo in via Manfredo Fanti, nel secondo in via Piero Fanti (intitolazione data nel 2007 in memoria dello scienziato gavorranese) tra via Pascucci e via Statonia.  In questo caso, chi deve inviare una lettera o una cartolina badi bene al nome di battesimo quando scrive l'indirizzo. Per via Labriola, invece, meglio non andare troppo per il sottile: scriva "via A. Labriola" e sarà sicuro di non aver sbagliato.

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