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«Ora più legame con i territori»
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PDL. Luca Agresti Luca Agresti dopo la conferma al congresso come coordinatore Pdl «Apprezzo le critiche di Turini, meno coloro che non hanno parlato»
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GROSSETO. «Hanno votato in 421. Voti veri. Di questo congresso, quindi, si può dire tutto ma non che è mancata la partecipazione, l'informazione, la democrazia». Luca Agresti - a bocce ferme - rilegge gli interventi degli ultimi giorni, commenta qualche frase, condivide il contenuto degli articoli dei notisti politici locali sul congresso Pdl. «E' stato un bel congresso, oltre 25 interventi, momenti di confronto serrato, di ritrovata unità. Sono molto contento. Avrete visto che tra i 30 nuovi dirigenti ci sono tanti volti nuovi, praticamente i 2/3». Sì, e anche diversi nomi noti... «Io ritengo che le classi dirigenti non si inventano ma si evolvono. In nessun settore è proficuo azzerare tutto e ripartire da capo. Non è logico e non porta a nulla di buono. Basta rileggersi Plutarco, la favola della politica: il riccio che voleva togliere le zecche di dosso alla volpe...». Un po' di fronda però all'interno c'è.. «Ho letto giorni fa le parole di Turini su di me. Se questa è fronda... Simone ha fatto degli appunti (come è giusto che avvenga in un congresso) ma ha sempre sostenuto la mia candidatura. Mi dispiace, invece, che sia saltato il confronto con altri elementi del partito che avevano cose da dire, ma hanno preferito non dirle. I congressi, al di là di chi vince, servono a chiarirsi, a ripartire. Penso quindi che chi voleva fare opposizione ad Agresti e non l'ha fatta abbia sbagliato». Restiamo su Turini. Ha lasciato intendere che il partito è grossetocentrico.. «Ciò che sfugge è che la politica non inizia da adesso o dal passato recente. Se guardiamo le provenienze ci sono state stagioni in cui i partiti del centrodestra hanno avuto ottimi rappresentanti da altri luoghi della provincia, penso ai senatori di Follonica, di Roccastrada o a qualche parlamentare pisano, fiorentino. Nel futuro potrà cambiare di nuovo il trend attuale. Ne sono certo». Cosa intende Agresti quando afferma che il partito deve essere capace di fare rete? «Noi abbiamo un popolo, ma spesso abbiamo difficoltà a toccarlo. Esistono luoghi, spazi di incontro, gruppi, dove si produce e si coltiva il consenso dai quali i nostri testimoni (i simpatizzanti, i militanti) o ci stanno lontano o li frequentano senza fare rete, con un approccio individualistico. Non siamo meta-politici. Uno sforzo in questa direzione va fatto. E' necessario connettere il Pdl alle mille realtà locali, ai territori, infondere una prospettiva politica negli interlocutori che incontriamo nel quotidiano. In che modo? Attraverso l'esempio. Costruendo una nostra identità, indicando risposte, senza timidezze, sui temi di attualità. Riscopriamo la tradizione, quanto mai necessaria, del contatto».
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