Il Tirreno

Grosseto

«L'oscenità? È il sedere delle veline»

<b>PREMIO UBU </b>Mario Perrotta
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PREMIO UBU Mario Perrotta

L'artista: «Aristofane fu denunciato cinque volte. E sempre assolto»

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 GROSSETO. Capolavoro od obbrobrio? Opera d'arte od oscenità gratuita? La parola all'autore, e interprete, de "I cavalieri. Aristofane cabaret", Mario Perrotta. «Prima di tutto una precisazione. Due settimane fa questo spettacolo, che è la seconda parte della "Trilogia sull'individuo sociale", ha vinto al Piccolo di Milano l'Oscar del teatro italiano, il premio Ubu. Lo voglio sottolineare perché sento dire che è uno spettacolo "osceno" e questa parola potrebbe gettare un'ombra sulla qualità del mio lavoro. Non è così».  «Chi ha pronunciato queste parole contro il mio lavoro - prosegue Perrotta - probabilmente non ha una cultura classica. Perché Aristofane si studia in tutti i licei d'Italia e perché, se lo conoscessero, saprebbero che le uniche parolacce dello spettacolo sono la traduzione fedele del testo originale».  Che, anche quindici secoli fa, procurò qualche "noia" al suo autore. «Aristofane fu denunciato cinque volte e arrestato perché castigava violentemente con un linguaggio scurrile la politica del suo tempo - spiega Perrotta -. Se si legge alla lettera il giuramento di Lisistrata si apre così: "Se vogliamo la pace, noi donne dobbiamo rinunciare al c...". Ma Aristofane è sempre stato assolto alla fine. Il teatro da sempre ha usato l'invettiva e il lazzo osceno per denunciare l'oscenità degli altri».  Le oscenità contro le quali Perrotta invita a scagliarsi sono altre. «Mi piacerebbe sapere cosa pensa la Chiesa e la Faenzi del suo capo, l'ex presidente del consiglio, e del suo rapporto con le donne, soprattutto con le minorenni. Non mi pare che la Chiesa abbia alzato la voce contro quei comportamenti indegni. Quanto ai ragazzi, sono abituati a vedere una tv oscena a tutte le ore, a partire dai culi delle veline alle 8 di sera. Mi piacerebbe che la Chiesa e la Faenzi alzassero la voce su quello. Ma evidentemente, vedendo chi è il proprietario di quelle tv, non aprono bocca». Quanto ai ragazzi in sala Perrotta spiega che hanno apprezzato. «Bisognerebbe dire al preside della loro scuola che gli allievi quando escono di classe ed entrano nel mondo, si confrontano con i coetanei che Aristofane lo hanno letto. Non è censurando che si risolvono problemi: per creare senso civico bisogna confrontarsi con ogni posizione possibile in modo che ognuno possa pensare con la propria testa». (f.f.)

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