LASSESSORE REPLICA
«Avessi i soldi, lo rifarei subito»
F.F.
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GROSSETO. «Questo spettacolo è fantastico e, se in bilancio avessimo i soldi, proporrei la terza replica». L'assessore alla cultura del Comune di Grosseto, Giovanna Stellini, difende a spada tratta "I cavalieri. Aristofane cabaret" di Mario Perrotta e la sua scelta di inserirlo nel cartellone teatrale cittadino. Le dure critiche che piovono da una parte degli spettatori, ma soprattutto da chi non era in sala e la pièce se l'è fatta raccontare, non sembrano turbarla. Anzi. «Questo spettacolo non solo era meraviglioso - spiega Stellini - ma il fatto che abbia vinto il Premio Ubu dà la misura di quale sia il suo significato». La prima critica mossa dall'onorevole Faenzi riguarda il linguaggio, definito "osceno" e inadatto a un pubblico di adolescenti. «Be', bisognerebbe sapere che nelle parti definite oscene il testo riporta per intero il linguaggio di Aristofane. Il teatro non è fatto solo di carezze». Il secondo "problema" è la satira politica. «Ma non c'è solo Berlusconi. Perrotta prende in giro anche Bersani, dà delle stoccate a Monti». Eppure ne è nato un "caso" grossetano. «Se devo dirlo, sono felice di questa reazione perché questo è lo scopo del teatro: far riflettere. Il teatro deve far pensare, non sempre si deve essere d'accordo, bisogna parlarne, chiedersi perché i ragazzi si sono interrogati». Faenzi dice che non era uno spettacolo adatto agli adolescenti. «Io in teatro c'ero, e la Faenzi non l'ho vista. Ho visto però che i ragazzi hanno avuto una reazione meravigliosa. Uno è venuto a parlare con Perrotta, gli ha fatto delle domande. È sicuramente uno spettacolo rivolto ai ragazzi». Pare che anche alcuni insegnanti abbiano avuto qualche perplessità. «Alcuni insegnanti erano entusiasti, altri hanno avuto da ridire ma in tutti i casi abbiamo raggiunto lo scopo: creare una reazione, pensare». E cosa risponde all'obiezione che avrebbe dovuto visionare in precedenza lo spettacolo? «Non è così che funziona e vorrei sapere se, quando Monica Faenzi era sindaco, vagliava in anticipo tutto quello che passava nel suo comune».
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