Il Tar gli conferma lalloggio che lEpg voleva portargli via
Vince ricorso contro il Comune «Perché avevo ragione in pieno»
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GROSSETO. Il Comune di Grosseto voleva togliergli la casa popolare della quale era assegnatario perché, dai sopralluoghi della polizia municipale, l'alloggio non risultava stabilmente abitato. Lui aveva presentato ricorso al Tar: lo ha vinto e la casa gli è rimasta. Mentre il Comune ha dovuto risarcire oltre 2mila euro di spese processuali. Dalla sentenza del Tar è emersa la negligenza dei vigili che avevano effettuato gli accertamenti poiché, pur verbalizzando che i controlli erano stati "distanziati nel tempo e a orari serali", non avevano specificato date e orari dei controlli stessi, rendendo così vani i presupposti per il decadimento del diritto di assegnazione. Una vittoria in punta di diritto che però il protagonista di questa storia, Lucio Catalano, rivendica anche nel merito. «Il Tar si esprime solo su aspetti procedurali, ma la sentenza ha evidenziato l'incompetenza e l'arroganza di chi ha gestito questa vicenda per conto del Comune. Io avuto ragione non perché sono stato furbo ma perché non è vero quel che il Comune sostiene». Dato per acquisito il diritto ad avere la casa che gli è stata assegnata, Catalano ne rivendica anche altri, ovvero quelli di viverci come un qualsiasi cittadino che abbia una vita sociale e relazioni affettive. «In casa mia mangio, dormo, vi sono tutti i miei abiti, i miei documenti, le mie cose e la mia mobilia perché quella è la casa in cui vivo. Però ci sono e non ci sono, a mia discrezione. Capita che a volte vada a trovare mia madre che vive da sola, la mia compagna o i miei figli, fermandomi da loro per alcuni giorni. Per tutto ciò non ho diritto a un tetto?». L'Epg gli aveva contestato anche l'aver ospitato alcuni parenti per pochi giorni perché questo avrebbe modificata «l'originaria posizione locativa». «Una volta sono venute mia madre e mia figlia a farmi visita. Informai subito l'Epg che mi minacciò di revoca dell'assegnazione, ma intanto i miei parenti erano già tornati alle loro case. C'è un bel po' di differenza tra ospite e residente domiciliato». Catalano più che controllato dalla polizia municipale si è sentito «spiato, è il termine più adatto. Vedevo l'auto arrivare e fermarsi davanti casa mia, sbirciare dal finestrino e poi andarsene. Ma io non sono né un detenuto né un sorvegliato». Questi episodi sarebbero gli ultimi di un atteggiamento "poco amichevole" da parte del Comune: «Gli assistenti sociali mi dissero di arrangiarmi quando nel 2004 ebbi un infortunio. Da due anni ho chiesto un appuntamento a quel sindaco che votai convintamente, ma non sono mai stato ricevuto. Devo dire invece grazie al mio avvocato, Tania Amarugi, persona meritevole di stima e fiducia che mi difende da dieci anni». L.S.
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