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L'azienda: «Qualcuno ci dica cosa dobbiamo fare»
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PRESIDENTE Moreno Periccioli Così si uccide l'impresa, dice il presidente Periccioli. A breve il ricorso al Consiglio di Stato
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SCARLINO. «Ora diteci cosa dobbiamo fare». Lo chiede apertamente il presidente di Scarlino Energia, Moreno Periccioli, rivolgendosi a istituzioni e tribunali. «Diteci con chiarezza cosa dobbiamo fare e lo faremo. Non chiediamo, come potremmo, diritti, ma pretendiamo la certezza del dovere». L'unica cosa che la società può fare, intanto, è in cantiere: il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha annullato le autorizzazioni all'impianto, accompagnata dalla richiesta di sospensiva. Questo atto dovrebbe essere presentato la prossima settimana, con la speranza, di azienda e lavoratori, di raggiungere un verdetto il prima possibile. Già, perché «nessuna impresa può resistere a questa confusione, e nessuno sviluppo, tanto meno sostenibile, può affermarsi alle condizioni attuali» continua il numero uno di Scarlino Energia. Lo ha detto anche in Regione: la storia della società ha dovuto fare i conti con un contesto dove «non vi è la certezza del dovere e dove è sempre più complicato fare impresa». Nella sua storia, spiega Periccioli, Scarlino Energia ha investito 26 milioni di euro per la ristrutturazione dell'impianto di incenerimento con recupero energetico del Casone, rilevato da Sindyal nel 2007. «Un progetto industriale che negli ultimi mesi si stava arricchendo di ulteriori iniziative finalizzate al potenziamento delle attività a fronte di ulteriori investimenti per circa 5 milioni di euro» si legge nella nota della società. Dal '96, quando è iniziata la ristrutturazione dei forni, «prima per l'Eni, e poi per Scarlino Energia, non c'è stata pace ma solo una scarsa chiarezza. E chi ha deciso di impegnare ingenti risorse per la realizzazione di un impianto (che fa parte del ciclo integrato dei rifiuti) e di puntare sulla formazione di personale specializzato, non ha avuto vita facile. Il risultato di questo stato di cose è sotto gli occhi di tutti». Vuole sottolineare un aspetto, Scarlino Energia: «le ragioni del blocco delle attività non sono di carattere ambientale ma procedurale». Ma non solo: «A 4 anni dall'avvio, dopo aver fatto quanto richiesto nel rispetto delle normative europee, nazionali e regionali, dopo aver creato nuovi posti di lavoro, dopo aver messo a disposizione capitali per un impianto utile al territorio, l'azienda attende ancora di sapere, una volta per tutte, cosa deve fare». (a.f.)
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