Il Tirreno

Grosseto

LA SQUADRA

Pochi ma appassionatissimi Ecco gli uomini della Ciaia

<b>PADELLATORE DOC </b>Carlo Zella, della Ciaia
◗
PADELLATORE DOC Carlo Zella, della Ciaia

1 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. Nel panorama delle 161 formazioni che cacciano il cinghiale in Maremma non ci sono soltanto le grandi squadre, quelle che 'macinano' prede e stanno da sempre al vertice delle classifiche degli abbattimenti, come Monterotondo, Torniella, Casal di Pari, Sassofortino o Semproniano. La Ciaia, squadrina che batte i territori al confine tra Campagnatico e Roccalbegna, è una dei sodalizi più piccoli. Qui si fa poca ciccia. «Andiamo a caccia al cinghiale soprattutto per divertimento - racconta Lido Bernardini, il responsabile amministrativo - ogni anno uccidiamo una cinquantina di animali, non di più. D'altra parte le zone che ci sono state assegnate nel distretto cinque dell'Atc 7 sono ristrette. C'è poca macchia, molte siepi, campi. E se non piove - come quest'anno - diventa impossibile tracciare gli animali, trovarli. Anche nel weekend è stato ucciso un solo cinghiale. Siamo a quota 12». Il capocaccia de La Ciaia (la squadra prende il nome da un podere della zona) è Giuliano Ciacci; Carlo Zella il padellatore, colui che fa notizia quando centra il bersaglio; Tom e Scheggia di Elio Catocci i cani migliori. Cinquanta sono gli iscritti, pochissimi gli ospiti. In questo primo mese di spari il maggior numero di abbattimenti è quello fatto registrare da La Caldanese (111).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino