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Una folla commossa ha partecipato ai funerali della mamma uccisa a 46 anni da un aneurisma
L'addio della città a Cira
Sara Landi
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IL LUTTO Una folla commossa ha salutato Cira, 46 anni, uccisa da un aneurisma Il ricordo della sorella: «Ha dato tanto a tutti noi»
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GROSSETO. «Cira aveva lasciato espressa la sua volontà che qualora le fosse successo qualcosa intendeva donare qualcosa di sé». Così don Franco Cencioni ha ricordato ieri il gesto straordinario di Cira Gargano e dei familiari che hanno voluto assecondare questa sua volontà. Di una giovane moglie e madre stroncata ad appena 46 anni da un'aneurisma. I medici del Policlinico Le Scotte di Siena che sabato sera dovevano tentare l'intervento per salvarle la vita non hanno neppure potuto operarla perché Cira è spirata prima. Sopraffatta da un male diagnosticato solo pochi giorni fa. Gli organi donati da Cira hanno però riacceso altre vite. Il cuore già batte in un degente dell'ospedale senese in lista d'attesa per un trapianto salvavita, il fegato è stato trapiantato a Pisa mentre cornee e cute sono state donate alle banche regionali, pronte per riaccendere la speranza di altri malati. Ieri Cira Gargano è stata salutata per l'ultima volta nel Duomo di Grosseto dai familiari, dai colleghi e dagli amici insieme ad una folla muta e commossa formata da decine e decine di grossetani. Tra loro anche il sindaco, Emilio Bonifazi. Alle 14 la città si è fermata per stringersi intorno ad una famiglia straziata da un dolore per il quale non c'è risposta né consolazione, se non nella fede. Al termine del rito funebre don Franco ha chiesto se qualcuno volesse ricordare con un proprio pensiero la giovane Cira e una sorella ha trovato la forza per ringraziare «la città di Grosseto per aver adottato, amato e stimato mia sorella: la vostra presenza e vicinanza in questo momento lo dimostrano». Poi si è rivolta con tenerezza direttamente alla sorella Cira: «Grazie a mia sorella, per la sua esistenza che è stata breve ma intensa, perché ha ricevuto tanto ma soprattutto ha dato tanto». Un terzo grazie, infine, a chi autorizzando l'espianto degli organi in un momento drammatico ha permesso al desiderio di Cira di diventare realtà. E a Cira di continuare a vivere nelle persone che grazie alla donazione avranno quel futuro che a lei è stato negato. Del resto, come ha detto don Franco nell'omelia, Cira nella sua vita è stata un segno d'amore e lo è stata fino all'ultimo. Fino al dono di sé, autorizzato con generosità dalla famiglia. Cira Gargano, dipendente comunale dal 1994 (lavorava attualmente all'ufficio provveditorato di via Orcagna) lascia il marito Salvatore Onorato, gestore del Caffè Italiano sotto i portici di piazza Dante e tre figli: Valentina, Agnese e il piccolo Gianmaria.
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