Cinque collaboratori precisano la loro posizione
«Nessuna presa di distanza dai colleghi»
El. Gi.
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GROSSETO. «Avevamo chiesto la pubblicazione integrale di una lettera. Ci dispiace molto rilevare che invece la lettera è stata travisata nella prima parte di un articolo. A noi non interessa la polemica che il giornale sta portando avanti con Capecchi e Barbagli». I cinque dipendenti che ieri hanno risposto sul Tirreno al segretario della Cgil Lorenzo Centenari da cui dicono di essere stati offesi, intervengono ancora per dare chiarimenti. «In apertura della lettera - scrivono - abbiamo ribadito la solidarietà e l'appoggio ai colleghi che hanno impugnato il licenziamento. Oggi vediamo invece scritto che "prendiamo le distanze da loro". Non solo. Ci siamo riferiti solo alla frase "vecchio e marcio" espressa da Centenari e invece ci è stato messo in bocca che a noi non sarebbero piaciute le affermazioni su Barbagli e Capecchi. Volevamo solo esprimere - viene meglio chiarito - il nostro parere di lavoratori, peraltro prime vittime dei tagli operati dall'azienda (molti di noi già da luglio non lavorano più con Teletirreno) e invece veniamo dipinti come coloro che sono schierati con l'azienda e contro i colleghi». Una cosa inaccettabile, dicono i collaboratori. «Ognuno è libero di pensare quello che ritiene opportuno ma non può interpretare il pensiero espresso da altri». L'espressione equivocata («presa di distanza») è dovuta alle spaccature interne all'emittente dove, alla vigilia dell'arrivo di una nuova tivù, solo una parte dei lavoratori si è rivolta al sindacato Cgil aprendo un fronte contro l'azienda che li ha licenziati.
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