Il Tirreno

Grosseto

Si schianta con l'auto sull'Aurelia

Francesca Gori
<b>LA ROSA.</b> Lasciata davanti all&#146;auto distrutta
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LA ROSA. Lasciata davanti all’auto distrutta

Muore a 37 anni il gestore di due locali, statale bloccata per ore

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 CAPALBIO. C'è una rosa rossa sull'Aurelia, davanti a una Mercedes classe A distrutta. Dentro l'auto, il corpo senza vita di Giancarlo Carotti, 37 anni e due figli che cresceranno senza il babbo. Ucciso in un frontale con un camion una settimana prima del suo compleanno, che avrebbe festeggiato portando la moglie a ballare.  Statale Aurelia, chilometro 131. Un autoarticolato arriva da Roma, al volante c'è Giovanni Brusa, 42 anni palermitano. Sta portando, da Monreale dove ha sede l'azienda per la quale lavora, la Ferreri, un mezzo da lavoro verso nord. Si trova davanti la Mercedes e l'impatto è violentissimo. «Mi sono trovato l'auto sotto il camion, non l'ho nemmeno vista». Brusa non si dà pace per quello schianto. Lui viaggiava sulla sua corsia, andava verso nord. Giancarlo invece andava nella direzione opposta, verso Roma. Una distrazione, forse. L'auto che si schianta contro il camion e poi finisce fuoristrada. Il braccio sinistro dell'uomo da una parte, la mano da un'altra. I pezzi della macchina sparsi su quarantina di metri di asfalto. E quella rosa rossa, di plastica, lì davanti, appoggiata per terra subito dopo o volata via dall'abitacolo della Mercedes durante lo schianto mortale.  Sull'Aurelia arrivano subito i soccorsi: il 118 e Pegaso, che però rientra a Grosseto in pochi minuti. Per i medici, sull'Aurelia, ieri pomeriggio poco dopo le 15, non c'era nulla da fare: Giancarlo è morto sul colpo, Giovanni invece, l'autista del camion, non è ferito, ma solo sotto choc. La polizia stradale, poi, fa il resto insieme ai vigili del fuoco. C'è una pattuglia di Orbetello e una di Grosseto, c'è anche il vicecomandante della cittadina lagunare, Luca Corsale, che va a dare una mano ai suoi. La statale resterà chiusa per ore, il traffico deviato dai carabinieri della stazione di Orbetello.  Eppure, quella strada Giancarlo la conosceva bene. Socio del pub El Fiammingo e del Mamalo, due locali dove vanno i giovani di Orbetello a divertirsi, il trentasettenne il 15 novembre avrebbe festeggiato il compleanno. Sabato sera, il suo progetto era quello di portare sua moglie Nadia a ballare. Aveva due bambini, una femmina di dodici anni, Sara, e un maschio di 8 anni, Leonardo. Due bambini che non abbracceranno più il loro babbo, accompagnato ieri, dopo che i vigili del fuoco erano riusciti ad estrarlo dalle lamiere della sua auto, all'obitorio dell'ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello. Della rimozione della salma se n'è occupata l'impresa funebre Babbanini. Il viavai di amici, ieri a Orbetello, è stato continuo. È bastato poco perché la notizia della morte arrivasse a Giardino, dove Giancarlo viveva con la sua famiglia e a Orbetello, dove ci sono i suoi due locali.  Giancarlo è l'ennesimo morto sull'Aurelia. Su quel tratto di strada maledetto dalle buche e dagli incroci a raso che falcidiano vittime a cadenza troppo ravvicinata. Ieri è successo di nuovo. Una distrazione, forse, ha ucciso Giancarlo. Un ragazzone con gli occhi grandi che non dimostrava nemmeno i suoi quasi quarant'anni. Che scherzava e rideva con tutti, che con alcuni si comportava come un fratello maggiore. Nadia, sua moglie, ha un anno meno di lui e una disperazione atroce nella voce. Quando ha saputo quello che era successo ha chiesto solo: «Come faccio ora a crescere i miei figli?». Poi il pianto disperato, davanti al sindaco Luigi Bellumori che è andato di persona a dirle che Giancarlo, ieri sera a casa, non ci sarebbe tornato.

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