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RIVOLUZIONE IN CORSIA
Meno amniocentesi per nascere Bastano le analisi del sangue
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GROSSETO. Meno ricorso all'amniocentesi per la diagnosi prenatale, grazie ad un test ugualmente efficace e sicuro, privo di controindicazioni, che consente a tutte le donne in gravidanza uno screening delle cromosomopatie senza alcun rischio per la propria salute e per quella del bambino. E dove il ricorso all'amniocentesi avviene solo in una fase successiva, come esame di secondo livello se dal test emerge un risultato positivo per eventuali patologie cromosomiche del feto. L'attività di diagnosi prenatale del Centro di Medicina della riproduzione dell'ospedale di Grosseto, all'interno dell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, ha raggiunto risultati eccellenti nell'individuazione delle cromosomopatie attraverso il cosiddetto "test combinato", un prelievo di sangue associato ad una ecografia, effettuato al Misericordia già da diversi anni. E oggi, con questi risultati, il Centro è stato protagonista al Congresso nazionale per lo screening delle cromosomopatie nel primo trimestre di gravidanza, che si è svolto il 28 e 29 ottobre scorso a Firenze. Come spiega il responsabile del Centro, Enrico Colosi, infatti, «dal 2007, quando al Misericordia è iniziato il programma di screening prenatale, ad oggi, le donne in gravidanza che hanno eseguito il test combinato sono passate dal 60 per cento ad oltre il 90 per cento, per un totale di 5000 esami in circa quattro anni. Il test ha selezionato una percentuale inferiore al 4 per cento di donne che hanno avuto bisogno di eseguire anche un esame invasivo (amniocentesi o villocentesi) e in queste pazienti sono stati diagnosticati 23 feti affetti da malformazioni cromosomiche su 24 positivi. Vale a dire che in questi anni è nato solo un feto cromosomopatico pur con un test negativo». Il test combinato, infatti, ha dimostrato una percentuale di successo molto elevata nell'individuazione delle malformazioni cromosomiche e la sua costante diffusione tra le donne in gravidanza ha consentito di portare il ricorso all'amniocentesi, molto più invasiva e rischiosa per la madre e il feto, ai minimi storici. A fronte delle circa 400 amniocentesi che venivano svolte ogni anno, infatti, il test combinato è stato praticato su almeno 1500 donne in gravidanza ogni anno. Con il test vengono viste molte più donne e vengono individuati più casi positivi, riducendo il ricorso all'amniocentesi. Una pratica questa, che fa contente le donne. In Maremma, l'amniocentesi c'è, ma si usa meno che altrove. E i bambini nascono sani.
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