Il Tirreno

Grosseto

Unicredit salva Royal Tuscany

Enrico Pizzi
<b>MABRO.</b> Lo stabilimento di via Senese
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MABRO. Lo stabilimento di via Senese

La banca vota all'ultimo tuffo, Mps invece si astiene

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 GROSSETO. «Unicredit ha votato a favore, dovrebbe esser stata raggiunta la maggioranza dei creditori». Nessuna certezza ma la proposta di concordato preventivo per Royal Tuscany Fashion Group dovrebbe andare verso l'omologazione del giudice e dovrebbe essere scongiurato il fallimento.  Questa convenzione che circolava, ieri sera, tra gli addetti ai lavori che, però, hanno continuato ad usare il condizionale: solo questa mattina, infatti, si saprà ufficialmente se si è superato il 50% più uno dei voti dei creditori chirografari favorevoli al concordato. Ma ieri sera, dopo una giornata intensa, passata con il fiato sospeso in attesa dell'evolversi degli eventi, la sensazione era che l'obiettivo fosse stato raggiunto. Ieri alle 13, quando la cancelleria del tribunale ha chiuso, aveva votato a favore del concordato preventivo la maggioranza dei fornitori, e aveva votato anche la maggioranza dei creditori postergati, creditori che, a vario titolo hanno anche interessi dentro l'azienda. Per quanto riguarda le banche, verso le quali l'impegno del concordato è a pagare il 15% del credito, avevano votato a favore solo la Banca della Maremma, la Popolare di Novara, la Cassa di risparmio di Pisa, Lucca e Livorno, e aveva votato a favore anche Fidi Toscana per la quota di garanzia di una parte del credito chirografario che il Monte dei Paschi ha escusso da Fidi. Mancava il voto di Carifirenze, mancava anche il Monte dei Paschi, ma si sapeva che non sarebbe arrivato, e mancava anche Unicredit, che invece era atteso e che sarebbe stato sufficiente a raggiungere la maggioranza anche di questa classe di creditori, nonostante la mancanza del voto di Carifirenze e soprattutto, del Monte dei Paschi. Alle 13 il voto di Unicredit non era arrivato e si è temuto il peggio: il mancato raggiungimento della maggioranza avrebbe significato la certezza dell'apertura della procedura fallimentare e, per i 25 dipendenti assunti direttamente la certezza di essere, da oggi, senza un lavoro. Intanto, però, proseguiva il dialogo con Unicredit che non aveva ancora detto no e alla fine il suo voto favorevole è arrivato, nel tardo pomeriggio, non nella cancelleria del tribunale, che era già chiusa, ma sulla scrivania del commissario liquidatore Enrico Domenichelli, facendo tirare un sospiro di sollievo a lavoratori e sindacati, per il futuro non solo dei 25 dipendenti di Royal Tuscany, ma dell'intera azienda Mabro.  Un sospiro di sollievo l'avranno tirato anche i soci e amministratori di Royal Tuscany, perché il raggiungimento della maggioranza dei voti favorevoli dei creditori chirografari apre la porta all'omologazione della proposta di concordato fallimentare che, se anche lascia aperta la possibilità dell'azione di responsabilità verso gli amministratori della società per i quasi 25 milioni di euro di debiti accumulati in due anni di gestione, mette una pietra sopra a tutti i possibili risvolti penali della vicenda.

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