Le vestaglie azzurre contro tutti
Francesca Gori
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LA MABRO. In via Senese I dipendenti dicono no alla firma della liberatoria e chiedono garanzie
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GROSSETO. Dopo mesi di silenzio le vestaglie azzurre hanno deciso di farsi sentire di nuovo. Con un documento che non risparmia nessuno, né Royal Tuscany e nemmeno Abbigliamento Grosseto. Pomo della discordia è la liberatoria che i dipendenti dovrebbero firmare ma alla quale, almeno per ora, hanno detto no. Un documento che ha fatto storcere il naso ai lavoratori e che servirebbe invece ad Andrea Barontini, l'imprenditore della nuova era Mabro, per ottenere lo sgravio di parte del debito contratto con Royal Tuscany. Uno sconto di 120mila euro già pagati dalla nuova società ai dipendenti in termini di festività soppresse, ferie e rol. Su questo l'accordo c'è. Ma sull'ammontare totale della cifra, quella che ancora i dipendenti devono riscuotere è guerra. L'atto servirebbe infatti a sgravare Royal Tuscany da questi pagamenti, che sarebbero presi in carico da Abbigliamento Grosseto. Un'operazione che però per i sindacati e l'rsu unitaria della nuova società (questa volta), comporta dei rischi. «Come in un film già visto troppe volte nella vicenda Mabro riappaiono minacce, peraltro mai del tutto scomparse, per il nostro futuro e con loro tornano gli ufficiali giudiziari». Lo scrivono le lavoratrici in un documento. Che va avanti: «Tutti raccontano mezze verità - dicono - qualche bugia e tante, troppe omissioni. Ora basta. Vogliamo sapere se Barontini è sempre la soluzione per garantire il futuro della Mabro». Parole che suonano come un macigno sull'azienda di abbigliamento di via Senese. Da una parte c'è Royal Tuscany che chiede il pagamento del debito a Barontini, dall'altra c'è Abbigliamento Grosseto che non naviga ancora in acque sicure. Ai problemi che l'imprenditore pratese aveva messo in conto, se ne aggiungono altri. «Barontini, se ritiene di non essere in grado di traghettare l'azienda in acque più tranquille faccia un passo indietro - scrivono - ma se invece ritiene di poterlo fare mantenga le promesse». E soprattutto, non paghino i dipendenti quello che devono pagare le società. «Ci viene richiesta una liberatoria per i nostri crediti di lavoro - scrivono - che sono garantiti dalla legge e che, se non vengono pagati da Royal Tuscany, devono essere pagati da Abbigliamento Grosseto». Una terza via potrebbe esserci, ma significherebbe il fallimento dell'azienda guidata da Barontini e l'eventuale intervento dell'Inps. C'è da fare un ragionamento su quello che si può prendere ora e su quello che succederà in futuro. «Firmare quella liberatoria - dice Barontini - significa soltanto garantire la possibilità di andare avanti e mantenere i livelli occupazionali». I nervi sono tornati ad essere tesi, anche perché in questi giorni le scadenze sono importanti. Entro venerdì quella liberatoria dovrebbe essere firmata, ma servono ulteriori passaggi. Una modifica al testo, alla quale l'rsu sta lavorando e l'assemblea dei lavoratori. «Abbiamo motivo di ritenere che il fallimento di Royal tuscany - aggiungono le rsu - non avrà troppe conseguenze su Abbigliamento Grosseto anche se c'è chi sostiene il contrario. Noi siamo pronti a tutto per difendere il nostro posto di lavoro come abbiamo già fatto. Ora però è arrivato il momento di fare chiarezza».
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