Il Tirreno

Grosseto

PARLA IL LEGALE

«Chelli del tutto estraneo al rogo di palazzo Lamarmora»

<b>DIFENSORE</b> Marco Picchi
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DIFENSORE Marco Picchi

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 GROSSETO. «Le affermazioni secondo le quali il "vero responsabile" dell'incendio nel palazzo Lamarmora sarebbe proprio il signor Vasco Chelli, sono espressione di (ovviamente parziali) tesi difensive ed opinioni personali che non trovano alcun riscontro in atti processuali».  È quanto scrive l'avvocato Marco Picchi, difensore del proprietario dell'appartamento da cui era partito il rogo, a proposito dell'ultima udienza del processo.  «Astenendomi dall'addentrami nel merito della vicenda, che investe anche complesse problematiche di carattere tecnico, mi limito ad evidenziare che la posizione del sig. Vasco Chelli è stata archiviata dal gip in quanto la relazione tecnica disposta dal pm ed elaborata dall'ing. Domenico De Vita - l'unica svolta nell'immediatezza dei fatti e prima che lo stato dei luoghi potesse essere definitivamente alterato - nel mentre aveva evidenziato macrospici errori di progettazione e realizzazione delle canne fumarie, dall'altro lato aveva escluso qualsiasi uso anomalo del barbecue da parte del sig. Chelli, arrivando alla conclusione che l'incendio si sarebbe potuto propagare da una qualsiasi delle canne fumarie. E' stata dunque la evidenza di tali risultanze tecniche ad imporre il proscioglimento del sig. Chelli già in fase di indagini preliminari. Il fatto che Giunta e Piccionetti siano stati assolti non significa, evidentemente, come invece si potrebbe ritenere leggendo le dichiarazioni dei difensori degli imputati che siano emersi nuovi profili di responsabilità a carico di terzi, e tantomeno del sig. Chelli. Anche perché la pronuncia di assoluzione risulta essere stata emessa ai sensi del secondo comma dell'art.530, e cioè per la cosidetta insufficienza di prove. Deve essere ben chiaro, dunque, che le valutazioni espresse dai difensori di Giunta e Piccionetti nei confronti di Chelli sono, appunto, mere dichiarazioni di parte che non trovano alcun fondamento in una sentenza che, invece, non implica, né poteva implicare, alcun giudizio di responsabilità nei confronti di Chelli, la cui estraneità ai fatti è già stata a suo tempo acclarata».

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