Precari della scuola Un altro giorno di attesa e rabbia
Sara Landi
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IN CODA per la chiamata che decreta le supplenze annuali Nervi a fior di pelle durante le assegnazioni tra cattedre che spuntano e orari spezzati
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GROSSETO. Si è conclusa ieri al Commerciale di via Sicilia la lunga maratona delle nomine dei docenti e delle supplenze in vista del prossimo anno scolastico. Ma non finiranno altrettanto velocemente le polemiche legate alla gestione delle assegnazioni degli incarichi. Anche ieri nervi a fior di pelle, minacce di ricorrere alle forze dell'ordine da parte di alcuni candidati, tensione e tanta rabbia tra i precari convocati per conoscere il loro destino. Chiamati a scegliere, lamentano i più, senza avere il quadro aggiornato ed esatto delle disponibilità di cattedre. La prima giovane insegnante che si sfoga con noi ad esempio racconta di essersi presentata ieri mattina solo per scrupolo, già sapendo che non c'erano grosse chance, invece «sono saltate fuori all'ultimo minuto cattedre che fino ad un giorno prima non risultavano da nessuna parte». Questo significa che se si fosse fidata delle disponibilità che erano note sarebbe rimasta a casa perdendo il treno dell'eventuale incarico. La mancanza di trasparenza lamentata già nei primi due giorni di convocazione anche ieri è stato il tormentone delle conversazioni tra prof precari che gomito a gomito hanno vissuto l'attesa estenuante per un posto di lavoro. La trafila è uguale per tutti anche se poi diversa è la sorte: c'è chi sa di poter sperare e di chi invece si dispera perchè è «il primo dei non eletti». Per altri il problema si chiama "spezzone" e in questo caso è un insegnante di inglese precario a spiegare il meccanismo. Che nuoce, manco a farlo apposta, ai meno tutelati. «Fu Fioroni (ministro dell'Istruzione dal 2006 al 2008, ndc.) a introdurre la regola per cui gli spezzoni inferiori alle 6 ore dovevano essere assegnati in via prioritaria dal preside agli insegnanti interni - dice - Accorpando invece gli spezzoni anche di diversi istituti lavorerebbe un precario in più, per quanto part time, e gli interni continuerebbero tranquillamente a fare le loro ore». Un po' il principio del "lavorare meno, lavorare tutti". Gli fa eco un collega, sempre di inglese alle superiori, un veterano suo malgrado perché ha alle spalle 15 anni da docente precario e nel suo immediato futuro un posto da 8 ore a Massa Marittima. Per il quale dovrà sobbarcarsi la trasferta dalla montagna, da Arcidosso per l'esattezza. Quando l'alternativa è restare a spasso come tanti altri sembra quasi sconveniente lamentarsi anche se se ne hanno tutte le ragioni del mondo. «Sono tanti i motivi di preoccupazione - osserva il superprecario, suo malgrado - c'è un clima di generale incertezza, c'è il dato di fatto della contrazione degli organici delle scuole e poi ci sono questi pasticci burocratici che però rischiano di far perdere il posto di lavoro alla gente». Anche per questo motivo gli animi si scaldano quando dai banchi del provveditorato arriva un rimprovero alla platea troppo rumorosa. «Questo non è luogo per conversazioni a gruppi», è il richiamo dal microfono. «Ma stiamo parlando del nostro lavoro, della nostra vita - sbotta un precario - Qui c'è gente che rischia il posto di lavoro». Un dato nuovo comunque c'è, assicura Stefano Rosini, e apre uno spiraglio alla speranza: «Sul problema dei precari della scuola si sta risvegliando la coscienza civile. Molti miei colleghi mi dicono che non si sentono più soli e invisibili nella loro battaglia».
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