Il Tirreno

Grosseto

«La stampante è guasta» Il paese di Petricci resta senza l'ufficio postale

<strong>UFFICI POSTALI</strong> ridotti sempre più all’osso nei piccoli paesi
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UFFICI POSTALI ridotti sempre più all’osso nei piccoli paesi

Prima l'orario ridotto, da 10 giorni lo stop totale La rabbia dei clienti: «Nessuno ci dà informazioni»

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SEMPRONIANO. Petricci è un paesino di poche centinaia di anime, ma tutt'altro che intenzionato a scomparire dalle carte geografiche. "Capitale" storica e morale del tradizionale gioco della ruzzola - rinato qui e ora copiato da molti - da qualche anno si segnala alle cronache per la disfida settembrina delle zucche da guinness.  Insomma Petricci, frazione di Semproniano, esiste e ci abitano persone in carne ed ossa. La cosa è chiara a tutti ma non a Poste Italiane, l'ex azienda pubblica da tempo dedita alla "razionalizzazione", ovverosia al taglio degli uffici dei piccoli paesi, ritenuti improduttivi. Quello di Petricci ha la ghigliottina sospesa sul collo già da un pezzo. Fino al mese scorso lavorava con orario dimezzato, tre giorni a settimana; da un mese circa un altro "taglietto", con apertura ridotta al martedì e venerdì; e da due settimane è del tutto chiuso, ufficialmente - hanno spiegato gli operatori - per un «guasto alla stampante». Sportello inattivo martedì 23 agosto, dunque, poi giovedì 25 e ieri. Coi malcapitati paesani a porsi una domanda: ma quanto mai ci vorrà per riparare una stampante?  Siccome la risposta è facile (se si vuole si fa subito) ecco affacciarsi il sospetto che questo possa essere un test, un modo di abituare Petricci a vivere senza le sue Poste, in vista della chiusura definitiva paventata da tempo.  A pensar male non si sbaglia mai anche perché - spiega sconfortata la signora Enrica, segnalando il caso - - «il personale dell'ufficio non chiarisce e i telefoni della direzione provinciale di Grosseto risultano perennemente occupati».  Tra tanti dubbi, la certezza è il disagio per i cittadini, molti dei quali anziani: «Abbiamo tutti tante scadenze di fine mese - spiega ancora Enrica - e chi può si arrangia. Io domani (oggi, ndr.) andrò ad Arcidosso, molti compaesani l'altro giorno sono andati a Semproniano». Dove, per inciso, l'orario di apertura è stato a sua volta ridotto a tre giorni a settimana e dove pare che l'altro giorno vi fosse una coda interminabile anche lì per problemi tecnici poi risolti.  «Giornate intere perse per un versamento di 200 euro», commenta amara Enrica sottolineando il paradosso: «L'azienda dice che gli uffici devono lavorare, se no chiudono. Noi qui, a Petricci, ci mettiamo tutti qualcosa all'ufficio postale. Lo facciamo lavorare eccome». E se l'ufficio fosse aperto qualche giorno di più, il lavoro sarebbe ancora maggiore. Ma evidentemente non è questo che interessa a Poste Italiane. E.G.

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