Sicurezza
Morto Aladino Vitali per 30 anni direttore della biblioteca
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GROSSETO. La cultura grossetana ha perso uno dei protagonisti della seconda metà del secolo scorso. Aladino Vitali, per trenta anni direttore della Biblioteca Chelliana, è morto nella sua abitazione di via Toniolo, nella notte tra sabato e domenica. Aveva 91 anni; era nato il 23 gennaio del 1920. Professore di lettere e filosofia era stato impiegato in Prefettura nel secondo dopoguerra. Poi aveva iniziato a collaborare con Luciano Bianciardi nel riordino della biblioteca, prendendone poi il posto a partire dal 1954-1955. È sotto la sua responsabilità che venne ad esempio istituito il servizio di prestito interbibliotecario. Toccò a lui affrontare l'emergenza alluvione del 1966 e provvedere alla conservazione e al rilancio del patrimonio librario della Chelliana, alle prese anche con i problemi di spazi e di fondi. Rimase alla guida fino al 1985. Negli stessi anni in cui aveva iniziato la sua collaborazione in biblioteca, Aladino Vitali aveva dato vita - insieme al fratello Isaia e allo stesso Bianciardi - al Circolo del Cinema. Era il 1952. Le proiezioni dei film d'essai si tenevano all'Odeon di via Roma, la domenica mattina. In gioventù era stato partigiano, nella celebre formazione del "Tenente Gino" Canzanelli. Non ci sarà rito funebre. La salma sarà cremata a Livorno. Lascia la moglie Franca e tre figli, di cui uno magistrato a Brescia. A loro e al fratello Isaia (per tanti anni giornalista) le condoglianze della nostra redazione. Luciana Rocchi, direttrice dell'Isgrec, lo ricorda così: «In un tempo non proprio felice per il patrimonio dei beni culturali del paese, la scomparsa di figure come Aladino Vitali suscita, insieme al dispiacere, nostalgia. Il periodo della sua direzione della Chelliana appartiene all'epoca della ricostruzione, anche della cultura. Tutti citano il bibliobus con cui Luciano Bianciardi, direttore prima di Vitali, faceva circolare i libri; poco invece si è parlato di quel che ha dato a Grosseto il lungo periodo di Vitali. Amore per i libri, cura dei lettori, soprattutto se giovani, coraggiose battaglie per ottenere quel che serviva a rendere la biblioteca viva ed efficiente, un esempio di attenzione per il patrimonio di beni culturali, di uno stile di lavoro culturale riservato e tenace. In una delle rare occasioni in cui ha parlato di sé - un'intervista rilasciata ad Anna Bonelli, autrice di uno studio sui progetti di ristrutturazione della Chelliana - confessava di preferire alle iniziative culturali "la quiete della Chelliana", l'impegno di "ordinare e collocare i volumi negli scaffali". In effetti lo ricordiamo al suo tavolo di lavoro, in camice bianco, sotto la luce della proverbiale "lampada di Aladino". Ma ricordiamo anche altro: inchieste, pubblicazioni, incontri culturali in biblioteca. Antifascista per tradizione familiare, era stato partigiano nella Resistenza grossetana. Ma di questa sua scelta non ha mai parlato diffusamente, lontano com'era, per carattere, da protagonismi e retoriche. Se la scomparsa di Aladino Vitali genera un sentimento di nostalgia è perché andandosene si porta via la memoria di una bella esperienza di vita, e dispiace non averlo convinto a raccontarla».
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